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Saturday, 7 November , 2009 / ermes

Le nuove avventure di Čičikov


“Una soluzione andrà trovata, ma Pechino non sembra intenzionata a far resuscitare troppo in fretta i contadini scomparsi dall’anagrafe. Anche perché il problema dei troppi morti di ieri potrebbe rapidamente trasformarsi in quello dei troppi vivi di domani. Ieri i villaggi avevano interesse a diminuire la popolazione, oggi hanno interesse ad aumentarla, per ricevere più sovvenzioni. Il futuro rischio è allora quello di vivi solo sulla carta, di gente che non morirà mai. E potrebbero affacciarsi sulla realtà «le anime morte» descritte da Gogol al tempo dell’impero russo”.

Chagall - La bustarella Cina, la carica delle anime morte

Migliaia di contadini in rivolta: i villaggi li hanno «uccisi» per poter ridurre le tasse

di Francesco Scisci, La Stampa, 05.11.09

PECHINO – Se non fosse vera, la storia dei contadini cinesi «morti viventi» avrebbero potuto scriverla Pirandello o Kafka, o magari a quattro mani tutti e due. A Zhouzhuang, 1800 anime nella Cina profonda, provincia dello Henan, un terzo della popolazione è sceso per strada urlando contro il capo villaggio che li aveva «uccisi» tutti. Avevano appena scoperto, sostenevano, di essere ufficialmente morti. E volevano indietro la loro vita, con tanto di timbro comunale.

Dietro il paradosso, che non si limita al villaggio di Zhouzhuang ma sta esplodendo in tutto il Paese, c’è una questione di soldi. Le autorità locali pagano le tasse al governo provinciale sulla base del numero degli abitanti. Meno residenti ci sono, meno tasse si versano. Un vantaggio anche individuale, perché i «morti» non pagano le tasse. E allora a Zouzhuang, come altrove, i capi villaggio hanno cominciato a «uccidere» un po’ di abitanti, specie dal 1996 in poi, quando Pechino ha deciso di riorganizzare e razionalizzare il suo sistema fiscale nelle province.

Il nuovo sistema sarà anche più razionale, ma non ha retto all’inventiva dei governi locali. Soprattutto nello Henan, proverbialmente, in Cina, la patria della truffa. Da qui partono periodicamente le frodi alimentari sul riso vecchio spacciato per fresco dopo una lucidata di glicerina, e qui è nato il grande imbroglio sui prelievi di sangue che ha creato un’epidemia di Aids nelle campagne. In realtà, villaggi pieni di «morti viventi» o «viventi morti» che dir si voglia, ci sono ovunque: nell’estremo Nord, nello Jilin, e all’estremo Sud, nel Guangxi.

Il problema è capire perché i morti, che non pagavano tasse, adesso hanno una gran voglia di tornare in vita. È ancora una questione di soldi. Quest’anno il governo ha lanciato una serie di grandi riforme per fornire per la prima volta un sistema di assistenza sanitaria pubblica, e una pensione di base nelle campagne. Ma i contadini per richiedere il medico gratis e la pensione devono essere vivi, anche sulle carte bollate. E un decesso, se pure su carta, non è una malattia da cui si può guarire. Ora i villaggi «assassini», che hanno un grande interesse a ricevere più soldi dal governo centrale per la sanità e la pensione, non sanno che fare. E sono esplose le proteste.

Una soluzione andrà trovata, ma Pechino non sembra intenzionata a far resuscitare troppo in fretta i contadini scomparsi dall’anagrafe. Anche perché il problema dei troppi morti di ieri potrebbe rapidamente trasformarsi in quello dei troppi vivi di domani. Ieri i villaggi avevano interesse a diminuire la popolazione, oggi hanno interesse ad aumentarla, per ricevere più sovvenzioni. Il futuro rischio è allora quello di vivi solo sulla carta, di gente che non morirà mai. E potrebbero affacciarsi sulla realtà «le anime morte» descritte da Gogol al tempo dell’impero russo.

Certo è che in Cina, la burocrazia schiaccia la vita. Ma Zhouzhuang prova anche che è vero il contrario: che nessuna burocrazia, neanche quella cinese, resiste al genio dei suoi sudditi, capaci di morire e rinascere a seconda delle necessità del mercato.

One Comment

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  1. Eva Dimentich / Jun 28 2011 11:46 PM

    “Gettò il quaderno nel camino, il fuoco ne lambì gli angoli, e in pochi minuti il suo lavoro andò distrutto…”

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