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Wednesday, 18 November , 2009 / ermes

“…tracannando whisky”


I benaltristi di sempre, gli educati, gli uomini di buon senso, i laici buoni, i portatori sani di sana laicità, i sinistri realisti, i sedicenti ragionevoli… Cioè a dire, chi mi spaventa di più.

Il crocefisso, simbolo quasi laico

di Umberto Eco

Eliminare le immagini religiose dalle scuole non incide sulla forza della fede. Nelle nostre università non c’è il crocefisso nelle aule, ma tanti studenti aderiscono a Comunione e liberazione

Non mi ricordo come e perché ma la polemica sul crocefisso nelle scuole aveva già infuriato circa sei anni fa. A distanza di tanto tempo, salvo il fatto che si profila un contrasto tra governo italiano e Chiesa, da un lato, e Unione europea dall’altro, i termini del problema non sono gran che cambiati.

La Repubblica francese proibisce l’esibizione di simboli religiosi nelle scuole dello Stato, ma alcune delle grandi correnti del cattolicesimo moderno sono fiorite proprio nella Francia repubblicana, a destra come a sinistra, da Charles Peguy e Léon Bloy a Maritain e Mounier, per arrivare sino ai preti operai, e se Fatima è in Portogallo, Lourdes è in Francia. Quindi si vede che, anche eliminando i simboli religiosi dalle scuole, questo non incide sulla vitalità dei sentimenti religiosi. Nelle università nostre non c’è il crocefisso nelle aule, ma schiere di studenti aderiscono a Comunione e liberazione. Di converso, almeno due generazioni di italiani hanno passato l’infanzia in aule in cui c’era il crocefisso in mezzo al ritratto del re e a quello del duce, e sui trenta alunni di ciascuna classe parte sono diventati atei, altri antifascisti, altri ancora, credo la maggioranza, hanno votato per la Repubblica.

Però, mentre era sbagliato citare nella costituzione europea solo la tradizione cristiana, perché l’Europa è stata influenzata anche dalla cultura pagana greca e dalla tradizione giudaica (e che è la Bibbia?), è peraltro vero che la storia delle sue varie nazioni è stata segnata da credenze e simboli cristiani, così che le croci si trovano sui gonfaloni di molte città italiane magari governate per decenni dai comunisti, su stemmi gentilizi, su numerose bandiere nazionali (inglese, svedese, norvegese, danese, svizzera, islandese, maltese e così via) in modo tale che è divenuto un segno spogliato di ogni richiamo religioso. Non solo, un cristiano sensibile dovrebbe indignarsi per il fatto che una croce in oro orna sia il petto villoso dei maschiacci romagnoli specializzati in turiste tedesche, che la scollatura di molte signore di facili costumi (ricordiamo che il cardinal Lambertini, vedendo una croce sul seno fiorente di una bella dama, faceva salaci osservazioni sulla dolcezza di quel calvario). Portano catenelle con croci ragazze che vanno in giro con l’ombelico scoperto e la gonna all’inguine. Se fossi il papa chiederei che un simbolo così oltraggiato scomparisse, per rispetto, dalle aule scolastiche.

Visto che il crocefisso, salvo quando appare in chiesa, è diventato un simbolo laico, e in ogni caso neutro, è più bigotta la Chiesa che vuole tenerlo o l’Unione Europea che vuole toglierlo?

Parimenti la mezzaluna musulmana appare nelle bandiere dell’Algeria, della Libia, delle Maldive, della Malaysia, della Mauritania, del Pakistan, di Singapore, della Turchia e della Tunisia, eppure si parla dell’entrata in Europa di una Turchia che porta quel simbolo religioso sulla bandiera, e se un monsignore cattolico viene invitato a tenere una conferenza in un ambiente musulmano, accetta di parlare in una sala decorata con versetti del Corano.

Che dire ai non cristiani che ormai abitano in modo consistente l’Europa? Che esistono a questo mondo degli usi e costumi, più radicati delle fedi o delle rivolte contro ogni fede, e gli usi e costumi vanno rispettati. Per questo se visito una moschea mi tolgo le scarpe, altrimenti non ci vado. Per questo una visitatrice atea è tenuta, se visita una chiesa cristiana, a non esibire abiti provocanti, altrimenti si limiti a visitare i musei. La croce è un fatto di antropologia culturale, il suo profilo è radicato nella sensibilità comune. Chi emigra da noi deve anche familiarizzarsi con questi aspetti della sensibilità comune del paese ospite. Io so che nei paesi musulmani non si deve consumare alcol (tranne che in luoghi deputati come gli hotel per europei) e non vado a provocare i locali tracannando whisky davanti a una moschea.

L’integrazione di un’Europa sempre più affollata di extracomunitari deve avvenire sulla base di una reciproca tolleranza. Io credo che un ragazzo musulmano non debba essere disturbato da un crocefisso in aula, se per il resto le sue credenze vengono rispettate e specialmente se l’ora di religione si trasformasse in un’ora di storia delle religioni in cui si parla anche di quello in cui lui crede.

Naturalmente, a voler veramente scavalcare il problema, si potrebbe mettere nelle scuole una croce nuda e cruda, come accade di trovare anche nello studio di un arcivescovo, per evitare il richiamo troppo evidente a una religione specifica. Ma scommetto che una trovata così ragionevole sarebbe intesa come un cedimento. Quindi, continuiamo a litigare.

5 Comments

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  1. Eva Congratul / Nov 20 2009 11:58 PM

    Post obbligatoriamente dedicato ai Giganti che all’anfama compiono gli anni… ;p

  2. fabristol / Nov 21 2009 9:14 PM

    E’ stato veramente deludente Eco. Proprio non mi aspettavo una sua uscita così stupida. La vecchiaia fa male.

  3. Eva Resping / Oct 14 2012 12:06 AM

    Dopo un’analisi a dir poco sommaria degli scorsi decenni e nel denunciare il diffondersi di fenomeni mafiosi negli ultimi anni a Milano, invece di proporre maggiori dibattiti, viaggi, condivisioni, letture, incontri, scontri e confronti……. il Maestro riesce ad invocare alcune tra le più moralistiche e giustizialistiche e retrive reazioni possibili. Degnissimo padre nobile di tanto mainstream culturale sedicente “di sinistra“:

    “Una delle domande che circolano in questi giorni è: “Che cosa possono fare gli onesti?”. Dico subito che la nozione di “onesti” mi pare inapplicabile, visto che i ladri non hanno più il ghigno riconoscibile di Cavallero ma siedono accanto a noi al ristorante, vestiti da persone per bene. Di qui il senso di disorientamento che coglie moltissimi. Non è come in quei casi di rapina, stupro, malavita notturna che puoi (sia pure per decisione criticabilissima) costituire pattuglie di vigilantes. Non sai dove colpire e da chi guardarti.
    Non credo si possano costituire gruppi di cittadini obbedienti alle leggi che in qualche modo, con attività culturali, appelli morali, nuovi impegni politici, possano fare un proselitismo che quasi suona a ideale deamicisiano. Viene da pensare a quel romanzo ingiustamente dimenticato di Giovanni Mosca, “La lega degli onesti”, dove alla fine i presunti onesti, definendosi come tali, diventano peggio dei disonesti.
    Sto pensando — come ultima spiaggia — a una serie di reazioni individuali, al richiamo certamente moralistico a una vita proba e riservata. Non sappiamo ormai chi siano gli onesti, che vediamo persino andare a messa, ma ciascuno può sapere con certezza se paga le tasse, non ha mai dato o ricevuto bustarelle, e fa il suo mestiere come si deve. E allora bisogna essere astuti come colombe, vivere una vita più ritirata e isolare in qualche modo coloro di cui sospettiamo. Ci invitano a una cena che si annuncia fastosa? Ci propongono una vacanza in barca? Non ci si va. Notiamo facce nuove nel circolo che frequentavamo? Si danno le dimissioni. Ci invitano all’inaugurazione di un ente benefico? Se proprio non siamo sicuri di che si tratti, ci si defila. Non c’è niente di male se qualcuno si concede una dozzina di ostriche, ma è sospetto che le offra anche a noi e a molti altri, gratis.
    Riduciamo le nostre frequentazioni, stabiliamo — se tutti parteciperanno a questo richiamo ascetico — una sorta di mobbingne i confronti di tutti coloro che ci paiono spendere con troppa disinvoltura o cambiano macchina con troppa frequenza, anche se il nostro sospetto può essere ingiusto. Secondo Wikipedia il mobbing è “un insieme di comportamenti violenti (abusi psicologici, angherie, vessazioni, dimensionamento, emarginazione, umiliazioni, maldicenze, ostracizzazione, etc.) perpetrati da parte di uno o più individui nei confronti di un altro individuo, prolungato nel tempo e lesivo della dignità personale e professionale nonché della salute psicofisica dello stesso”. Troppo. Si può esercitare il mobbing senza mettere in opera comportamenti violenti, abusi psicologici o maldicenze: basta attuare forme di emarginazione. Fare mobbing si può ridurre a dire “io con te non ci parlo”, e lo si può dire anche stando zitti. Si potrebbe arrivare, a lungo andare, alla manifestazione evidente del  comportamento di una parte della popolazione che non accetta più certe frequenze, che si sottrae con noncuranza all’interessamento spesso affettuoso di chi ci vorrebbe a copertura della propria vita pubblica e privata. Fare il deserto intorno ad alcuni.
    E attenersi in ogni circostanza al detto aureo che mi comunicava mio padre: «Se qualcuno vuole darmi qualcosa che non mi pare aver meritato, tanto per cominciare io chiamo i carabinieri».”

  4. Otis / Jul 24 2013 6:16 PM

    Wow, this piece of writing is pleasant, my younger sister is analyzing these kinds
    of things, thus I am going to let know her.

  5. Eva Velocizz / Aug 21 2013 12:43 PM

    Da mò vale.

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