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Sunday, 27 June , 2010 / ermes

“Datemi una leva e vi solleverò il mondo”


Già corrispondente finanziario dell’Irish Times, la giornalista Siobhán Creaton ha pubblicato (nel 2004 per poi rivisitare nel 2007) il primo saggio completo sulla storia di quell’azienda privata che – forse “non è esagerato dire” – ha servito la causa dell’integrazione europea in misura maggiore della stessa moneta unica…

Ryanair: The full story of the controversial low-cost airline è opera di grande spessore, approfondita ricerca, pieno coinvolgimento. Traggo dall’edizione italiana un passo che probabilmente dice tutto dei nostri anni, del periodo che ci è dato di vivere e a volte disprezzare, abbracciare, riflettere.

“Quanti conoscono O’Leary da molti anni ricordano la sua incredibile durezza, sin da quando era giovane, e la sua freddezza negli affari. Ryan, al quale si attribuiva una «vena di cattiveria», quando si trattava di soldi, era anche noto per imporre contratti gravosi e offriva incentivi finanziari soltanto per il ragiungimento di obiettivi difficilissimi. I due cominciarono a discutere di quanti soldi O’Leary poteva aspettarsi di guadagnare, se avesse fatto di Ryanair una compagnia di successo. Il ventottenne vigilava sui conti della compagnia da quasi due anni e aveva una profonda conoscenza del settore. Disse a Ryan che ci sarebbe voluto un po’ di tempo per arrestare le perdite.

“«Se ti faccio guadagnare due milioni di sterline, mi darai il 10 per cento?», domandò. Ryan accettò i termini dell’accordo nella speranza che O’Leary facesse smettere a Ryanair di perdere soldi. Il giovane contabile avanzò, quindi, un’ulteriore richiesta: il 25 per cento di tutti gli utili al di là della soglia di due milioni. Date le straordinarie perdite della compagnia, Ryan disse agli amici, rimasti per lo più stupefatti dei termini dell’accordo, che O’Leary sfondava una porta aperta. Potevano soltanto concludere che Ryan fosse convinto che O’Leary non avrebbe mai potuto rendere Ryanair così redditizia. Col senno di poi, fu il migliore affare che avesse mai fatto.

“E così venne stipulato un nuovo contratto e O’Leary partì alla ricerca del proprio tesoro. «Non è che avessi tutta questa voglia di lavorare in un’azienda che consigliavo di chiudere», dice O’Leary. «A ripensarci adesso, fu un’ottima soluzione sia dal mio punto di vista sia da quello dei Ryan»”.

(S.C. Ryanair. Il presso del low-cost, Milano: EGEA, 2008 – pagg. 52-3)

4 Comments

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  1. ermes / Jun 27 2010 1:56 PM

    Confesso (ma la Giardia non me ne abbia) che poi ho lasciato il libro a metà… Troppo sconforto.

  2. giardia / Jun 27 2010 2:48 PM

    Perché sconforto?
    A dire il vero, leggendo qua e là sui vari fora di appassionati di aeroplani (su cui scrivono alcuni dipendenti tra piloti e a/v della stessa compagnia) mi sono fatto un’idea del tutto ridimensionata della Ryanair. Non che non abbia (avuto) punti di forza ed “innovazione” nel business dei cieli, ma forse l’oro che luccica è solo una sottile patina su un sassolino qualunque.
    Mi sembra che la corrispondenza tra il dichiarato ed il reale sia durato pochi anni (volare per poco rispetto alle altre compagnie), attualmente le differenze con le majors si vanno assottigliando, mentre la propaganda resta la stessa. Avrà pure lo stesso effetto di marketing, ma a conti fatti (e la gente se li fa i conti) non fanno né più né meno di quello che fanno tutte le compagnie aeree. Altro che low cost.

  3. giardia / Jun 27 2010 2:50 PM

    Non da poco, tuttavia, è che il vero effetto del cosiddetto low cost di Ryanair si è avuto sulle majors, che hanno ridotto in media i prezzi

    • ermes / Jun 27 2010 3:43 PM

      Grande Giardia!! E’ proprio ciò che evidenzia il testo: l’arte della seduzione (ammaliatrice e spesso adulatoria…) che sovvertendo gli equilibri usati inventa un nuovo possibile, spinge al movimento, alla discussione.

      Qui si svela la forza propulsiva dei sistemi a libero (anche se non sempre…) mercato: panta rei: tutto scorre, tutto deve scorrere per vivere.

      Lo sconforto è per un Paese -ovviamente il nostro- dove nulla invece muta: non esiste mercato delle idee, commercio dei danari, non v’è scambio neppure dell’imbroglio e della finzione. Solo e sempre acqua ri-governata.

      (E comunque davvero sorry per il pessimismo cosmico: lo ammetto, è più forte di me…)

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