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Friday, 6 May , 2011 / NickPolitik

allucinAOnte


Nella enorme quantità di video reperibili su YouTube, ce n’è uno che mi ha lasciato letteralmente basito. Prima di indicarvelo, a me sembra necessario fare una premessa. A tal proposito mi permetto di prendere in prestito da Milan Kundera una delle riflessioni più sconvolgenti in cui mi sia imbattuto.

Da “L’immortalità” di Milan Kundera:

L’undicesimo comandamento

Un tempo la gloria del giornalista poteva essere simboleggiata dal grande nome di Ernest Hemingway. Tutta la sua opera, il suo stile sobrio e conciso, avevano le radici nei reportages che da giovane inviava al giornale di Kansas City. Essere un giornalista allora significava avvicinarsi più di chiunque altro alla realtà, penetrare in tutti i suoi angoli nascosti, sporcarcisi dentro le mani. Hemingway era orgoglioso che i suoi libri fossero al tempo stesso così ancorati alla terra e così alti nel firmamento dell’arte.

Tuttavia, quando dice dentro di sé la parola giornalista (e questa parola oggi in Francia è usata anche per chi lavora alla radio e alla televisione e persino i fotografi dei giornali), Bertrand non pensa a Hemingway, e il genere letterario in cui desidera eccellere non è il reportage. Sogna piuttosto di pubblicare su un settimanale influente editoriali che farebbero tremare tutti i colleghi di suo padre. Oppure interviste. Chi è del resto il più memorabile giornalista degli ultimi tempi? Non Hemingway, che scriveva delle sue avventure in trincea, non Orwell, che passò un anno della sua vita con i poveri di Parigi, non Egon Erwin Kisch, che conosceva tutte le prostitute di Praga, ma Oriana Fallaci, che tra il 1969 e il 1972 pubblicò sul settimanale italiano “L’Europeo” una serie di conversazioni con i più famosi politici dell’epoca. Quelle conversazioni erano più che semplici conversazioni; erano dei duelli. I potenti politici, prima ancora di capire che si battevano in condizioni impari – perché le domande poteva farle solo lei e non loro – già si contorcevano K.O. sul pavimento del ring.

Quei duelli erano un segno dei tempi: la situazione era mutata. Il giornalista aveva capito che fare domande non era solo il metodo di lavoro del reporter, che conduce modestamente le sue indagini munito di taccuino e matita, ma era un modo di esercitare il potere. Il giornalista non è una persona che fa domande, ma è una persona che ha il sacro diritto di fare domande a chiunque su qualunque cosa. Ma non abbiamo forse tutti questo diritto?

E la domanda non è forse il ponte della comprensione gettato da un uomo a un altro? Forse. Preciso dunque la mia affermazione: il potere del giornalista non si fonda sul diritto di fare domande ma sul diritto di pretendere una risposta.

Notate bene, prego, che Mosè non ha incluso fra i dieci comandamenti di Dio “Non mentire”. Non è un caso! Perché chi dice: “Non mentire”, prima ha detto per forza: “Rispondi”, e Dio non ha dato a nessuno il diritto di pretendere dal prossimo una risposta. “Non mentire”, “rispondi la verità” sono parole che un uomo non dovrebbe mai dirle, ma Dio non ha alcun motivo di farlo, visto che sa tutto e non ha bisogno della nostra risposta.

Fra chi ordina e chi deve obbedire non c’è una disuguaglianza tanto radicale quanto fra chi ha il diritto di pretendere una risposta e chi ha l’obbligo di rispondere. Per questo da tempi immemorabili il diritto di pretendere una risposta viene accordato solo in casi eccezionali. Ad esempio, al giudice che indaga su un crimine. Nel nostro secolo di questo diritto si sono appropriati gli Stati fascisti e comunisti e non in situazioni eccezionali ma in modo permanente. I cittadini di quei paesi sapevano che poteva sempre arrivare il momento in cui sarebbero stati invitati a rispondere: che cosa hanno fatto ieri? che cosa pensano nel fondo dell’animo? di che cosa parlano quando si incontrano con A? hanno rapporti intimi con B? Proprio questo imperativo sacralizzato, “rispondi la verità!”, questo undicesimo comandamento alla cui forza non hanno saputo resistere, ha fatto di loro una massa di poveri infantilizzati.

Talvolta naturalmente si trovava un qualche C niente affatto disposto a dire di che cosa aveva parlato con A, e che, per ribellarsi (era spesso la sua unica possibile ribellione), invece della verità diceva una bugia. Ma la polizia lo sapeva e di nascosto faceva installare nel suo appartamento dei microfoni. Non lo faceva certo per ragioni immorali, ma perché si venisse a sapere la verità che il bugiardo C nascondeva. Si atteneva unicamente al suo sacro diritto di esigere una risposta.

Nei paesi democratici chiunque mostrerebbe la lingua a un poliziotto che osasse domandargli di che cosa ha parlato con A e se ha rapporti intimi con B. Ciò nondimeno anche qui l’undicesimo comandamento impera, in tutta la sua forza. Un qualche comandamento deve pur dominare sulla gente come il nostro ormai pressoché dimenticato! Tutto l’edificio morale del nostro tempo si fonda sull’undicesimo comandamento e il giornalista ha capito che, in virtù di una segreta delibera della storia, tocca a lui diventarne l’amministratore, il che gli conferisce un potere che finora né uno Hemingway né un Orwell si erano mai sognati.

Questo fatto è apparso chiaro come il sole quando i giornalisti americani Carl Bernstein e Bob Woodward hanno svelato con le loro domande le sporche manovre del presidente Nixon durante la campagna elettorale e hanno costretto così l’uomo più potente del pianeta prima a mentire pubblicamente, poi ad ammettere pubblicamente che mentiva e infine ad andarsene a testa bassa dalla Casa Bianca. Tutti allora applaudimmo, perché era stata fatta giustizia. Paul oltre a ciò applaudiva perché in quell’episodio intuiva un grande mutamento storico, una pietra miliare, il momento indimenticabile in cui si giunge al cambio della guardia; era apparso un potere nuovo, unico, in grado di detronizzare il vecchio professionista del potere quale era stato fino ad allora l’uomo politico. Detronizzarlo non con le armi o con gli intrighi, ma con la pura forza dell’interrogare.

“Rispondi la verità” dice il giornalista e noi a nostra volontà possiamo chiederci quale sia il contenuto della parola verità per chi amministra l’istituzione dell’undicesimo comandamento. Per non creare malintesi, sottolineiamo che non si tratta della verità di Dio, per la quale morì sul rogo Jan Hus, né della verità della scienza e del libero pensiero, per la quale fu bruciato Giordano Bruno. La verità che risponde all’undicesimo comandamento non riguarda né la fede, né il pensiero, è la verità del livello ontologico più basso, la verità puramente positivistica dei fatti: dove è stato ieri C; che cosa pensa veramente in fondo all’animo; di che cosa parla quando si incontra con A; e se ha rapporti intimi con B. Nondimeno, pur appartenendo al livello ontologico più basso, questa è la verità dei nostri tempi, dotata della stessa forza esplosiva che un tempo aveva la verità di Hus o di Giordano Bruno. “Ha avuto rapporti intimi con B” domanda il giornalista. C, mentendo, afferma di non conoscere B. Ma il giornalista ride sotto i baffi, perché il fotografo del suo giornale già da un pezzo ha fotografato di nascosto B nuda tra le braccia di C e dipende solo da lui in che momento rendere pubblico lo scandalo insieme alle affermazioni del bugiardo C, che vigliaccamente e spudoratamente sostiene di non conoscere B.

È tempo di elezioni, il politico salta dall’aereo all’elicottero, dall’elicottero alla macchina, si agita, suda, ingoia il pranzo di corsa, grida nel microfono, pronuncia discorsi di due ore, ma alla fine dipenderà da un Bernstein o da un Woodward quale delle cinquantamila frasi da lui pronunciate comparirà sulle prime pagine dei giornali o sarà citata alla radio. Appunto per questo il politico vorrà intervenire direttamente, alla radio o alla televisione, ma lo potrà fare solo passando attraverso un’Oriana Fallaci, che è padrona del programma e gli farà le domande. Il politico, volendo approfittare del momento in cui finalmente sarà visto da tutta la nazione, cercherà di dire in un fiato tutto ciò che gli sta a cuore, ma Woodward gli chiederà solo cose che non gli stanno affatto a cuore e di cui non vuole parlare. Si troverà così nella classica situazione del liceale interrogato alla lavagna e tenterà di usare un vecchio trucco: fingerà di rispondere alla domanda, ma in realtà parlerà di quello che aveva preparato a casa per la trasmissione. Purtroppo è un trucco che, se funzionava un tempo con il professore, non funziona con Bernstein, il quale lo rimprovera spietatamente: “Lei non ha risposto alla mia domanda!”.

Chi avrebbe voglia oggi di fare la carriera politica? Chi vorrebbe farsi interrogare alla lavagna per tutta la vita? Certamente non il figlio del deputato Bertrand Bertrand.

Se siete arrivati fino a questo punto, sarete ora accontentati con questo breve video, che ritrae una incursione di un giornalista dell’ABC ad un ancora cardinale Ratzinger:

Pur volendo concedere tutte le attenuanti e ammettere che l’intervistatore si stesse arrogando dell’undicesimo comandamento di cui sopra (a mio parere il nostro ex-cardinale rifiutava non la domanda, ma qualsiasi dialogo sull’argomento in questione), non sembra forse che in quello schiaffo sulla mano dell’intervistatore si possa intravedere tutto un modo di pensare, di agire sottobanco, di imporre, di violentare l’intelligenza?

6 Comments

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  1. Eva Vision / May 11 2011 11:51 PM

    …ma anche no.

    ;)

    • NickPolitik / May 12 2011 11:26 AM

      A cosa ti riferisci con “ma anche no”?

  2. Eva Chios / May 12 2011 12:09 AM
    • NickPolitik / May 12 2011 11:26 AM

      Sapevo di andare sul “sicuro” citando Kundera…
      :)

  3. Whitley Sayman / Oct 12 2011 9:28 AM

    hi, good post. Pleas comment my web.

  4. Eva Mult / Nov 26 2011 3:02 PM

    Aaaaaaaaaaaah, finalmente un cahissimo amico che mi comphede!!!!! Inchedibile, come le cose che schiviamo su Abeona: ah non vi hicohdate??

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