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Monday, 16 May , 2011 / NickPolitik

Politiche lungimiranti


Ovviamente l’eroe è riconosciuto quando è già morto.

LA CITTADINA DEL NORD EST DEL GIAPPONE E’ USCITA ILLESA DALLO TSUNAMI

Il muro della discordia ha protetto Fudai

Alto 16 metri, fu contestato dai cittadini. Ora fiori e biglietti sulla tomba del’ex sindaco che lo fece costruire

MILANO – Fudai è una piccola località di 3000 abitanti sulla costa nord-orientale del Giappone. L’11 marzo scorso è uscita quasi indenne dal disastro dello tsunami provocato dal terremoto. Come per miracolo non ci sono stati morti o danni. Grazie soprattutto all’ex sindaco Kotaku Wamura che, negli anni Settanta, fece costruire un gigantesco muro a protezione della cittadina. In un primo momento deriso e insultato per quella barriera anti-tsunami alta quasi 16 metri, oggi il politico oramai defunto viene celebrato come un eroe.

OPERA SPROPORZIONATA – Le critiche sono continuate per diverso tempo. «Spreco di denaro pubblico»; «una bruttura»; «un’opera insensata e sproporzionata», gli rinfacciavano i cittadini. Il pomo della discordia era il progetto di costruzione di una parete di 16 metri in periferia che doveva difendere la località dalle onde di uno tsunami. Anche perché i villaggi e le città vicine facevano affidamento su strutture di protezione più piccole. La domanda che tutti si ponevano con insistenza era: «Perché Fudai ha bisogno di una simile costruzione?». Il sindaco, però, non si piegò e non si fece persuadere. La costruzione anti-tsunami da 25 milioni di euro doveva assolutamente essere eretta.

BARRIERA DI SALVEZZA – Oggi quell’interrogativo ha trovato una risposta chiara: quella parete ha salvato la vita ai 3000 abitanti di Fudai. Tutto intorno l’apocalisse, con villaggi e città rase al suolo. Per Fudai e i suoi cittadini, invece, solo un terribile spavento. Le gigantesche mareggiate sono infatti rimbalzate sull’alto muro. «È costato parecchio», ha raccontato Satoshi Kaneko all’Associated Press. Il pescatore di Fudai ha sottolineato: «Senza quel muro però non ci saremmo più». Anche l’attuale sindaco Hiroshi Fukawatari è soddisfatto del lavoro fatto dal suo predecessore: «L’efficacia del muro si è rivelata davvero impressionante». Come molti concittadini anche Fukawatari un tempo era dubbioso sull’effettiva necessità di quella struttura gigante. Oggi si è ricreduto. Soprattutto dopo aver visto cosa lo tsunami ha provocato nelle città attorno. Qui le mura di protezione sono state completamente travolte. Ne è un esempio la vicina Taro. La città aveva fatto affidamento su una barriera anti-tsunami molto più piccola: due bastioni di cemento alti dieci metri e lunghi due chilometri e mezzo. Agli abitanti non è però restato che portare via le centinaia di cadaveri rinvenuti in questo territorio distrutto dal terremoto e dalla violenza di onde alte fino a 20 metri che le barriere non sono riuscite a fermare.

SINDACO EROE – Oggi Fudai celebra il suo ex sindaco, morto nel 1997 a 88 anni. Il politico ha governato il villaggio per sei legislature. Eletto subito dopo la Seconda Guerra mondiale, Kotaku Wamura è rimasto in carica fino al 1987. Sotto di lui Fudai è trasformata in una cittadina fiorente, con la pesca; col turismo; con le affollate spiagge di sabbia bianca. Ciò nonostante, la località ha conosciuto anche la parte negativa del mare: nel 1896 e nel 1933 uno tsunami uccise centinaia di persone nella regione. Le onde erano però più basse di quelle dell’11 marzo 2011. Per il sindaco Wamura una simile catastrofe non doveva ripetersi più. Nel 1967 iniziò la costruzione di un muro anti-tsunami, l’opera della sua vita. Tre anni dopo essere stata completata decise di dimettersi. Oggi dai cittadini di Fudai è visto come un eroe. Se non altro perché nel frattempo tutti hanno saputo apprezzare la sua politica lungimirante. Sulla sua tomba depongono fiori e doni; pregano e ringraziano. «Anche se c’è ostilità, abbiate fiducia e finite ciò che avete cominciato», disse Kotaku Wamura il giorno in cui si congedò dai suoi dipendenti. «Vedrete, alla fine la gente capirà».

Elmar Burchia
14 maggio 2011

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