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Sunday, 12 June , 2011 / NickPolitik

Sulle argomentazioni parziali


Dopo il disastro nucleare di Fukushima, molti si sono domandati in Italia se fosse davvero opportuno costruire nuove centrali nucleari. La domanda più ricorrente che ho sentito porre dalle persone comuni è: se già non si riesce a smaltire efficacemente i rifiuti di Napoli, come è possibile pensare che si riesca a gestire le scorie radioattive ed eventuali situazioni di pericolo in relazione a guasti in centrali nucleari?

La premessa fatta (i rifiuti di Napoli), in genere, serve a rendere retorica la domanda e a dare un valido motivo perché le centrali nucleari non siano costruite e attivate in Italia.

Ma secondo me non è così.

Passi per le scorie nucleari, che attinenza con lo smaltimento dei rifiuti possono pure avercela.

Ma le situazioni di pericolo no. I nuovi standard sulla sicurezza sono sicuramente avanzati. Per Fukushima c’è stata la congiuntura di più eventi avversi; e gli standard di sicurezza forse erano già obsoleti.

Come si può pensare che nella costruzione di una centrale nucleare in Italia non si tenga in conto, oltre ai nuovi standard di sicurezza, anche il rischio sismico, i dissesti idrogeologici, gli tsunami (per esempio per possibili centrali costruite a ridosso del Tirreno, dove c’è giusto il vulcano sottomarino più grande d’Europa, il Marsili, pronto ad esplodere e a creare tsunami) e tutto ciò che di catastrofico possa abbattersi sulla penisola?

Io dico che è scorretto fare una premessa sulla cattiva gestione nello smaltimento dei rifiuti di Napoli e trarne come ovvia conclusione che cattiva gestione si avrebbe anche in una situazione di disastro nucleare. Perché il disastro sarebbe quasi impossibile con standard di sicurezza elevati e giusta collocazione dei siti nucleari in aree a bassissimo rischio geologico.

C’è anche Montalto di Castro tra i possibili siti nucleari.

Poi, però, leggo questo articolo:

LA CENTRALE DI MONTALTO E’ INVASA DA FANGO E ACQUA

01 novembre 1987 —   pagina 17   sezione: CRONACA

ROMA Sembrava superata, ma non lo è. L’ emergenza nell’ Alto Lazio continua. L’ inquinamento dell’ acquedotto che rifornisce Montalto di Castro e l’ allagamento del cantiere della centrale elettronucleare, ancora semisommersa sotto una spessa coltre di fango e acqua, davano ancora ieri il segno delle difficoltà provocate dal violento nubifragio dei giorni scorsi. Il sindaco di Montalto ha vietato l’ erogazione dell’ acqua inquinata dalla presenza di carogne di animali e liquami fognari nelle condotte idriche. Autobotti sono giunte da Tarquinia per rifornire di acqua la popolazione, ma non sono sufficienti. La chiusura temporanea della centrale è stata chiesta all’ Enel dai sindacati confederali, a causa dell’ allagamento subito dal cantiere. L’ Enel ha respinto la richiesta, e solo lunedì mattina gli operai sapranno se è consentito o meno lavorare nella centrale in costruzione. Già da venerdì mattina, infatti, la maggior parte delle maestranze non sono state fatte entrare a causa dell’ alluvione ad eccezione di alcune decine che da allora stanno lavorando per rendere agibile il cantiere, i cui danni non sono stati resi noti. Sempre a Montalto il villaggio dei pescatori alla foce del fiume Fiora, che è straripato, è andato completamente distrutto. E’ migliorata invece la circolazione stradale, anche se sull’ Aurelia si continua a transitare ad una sola corsia nel tratto tra Tarquinia e Montalto. A Civitavecchia il problema è la riduzione del flusso idrico. Calcolati in un miliardo di lire i danni all’ acquedotto.

E sì, è proprio scorretto usare argomentazioni parziali per rigettare al momento l’uso di energia nucleare in Italia.

Devono essere complete: basta includere anche lo “tsunami al contrario” del 1987 a Montalto di Castro.

One Comment

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  1. Nichi Zeppola / Jun 28 2011 8:36 PM

    A proposito di referendum…..LOL!!!!!

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