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Tuesday, 8 November , 2011 / ermes

Ex astris, Scientia


Ripropongo di seguito ennesimo articolo a firma Armando Massarenti, tratto da una sperduta Domenica del Sole della primavera scorsa. Vi si ricorda la strepitosa figura di quel Federigo Enriques che andrebbe -tout simplement- rialzato a nuova vita, riacceso a novelli studi, rimirato quale costante maestro…

Così l’Italia azzoppò la scienza

Immaginate di vivere in un paese in cui l’egemonia culturale è dettata dallo spirito di un uomo che non eccelle solo nel proprio ambito, la matematica, ma è dotato anche di una visione generale, storica, critica, dei diversi saperi scientifici; e che ama ricollocarli, nel loro continuo intrecciarsi e progredire, entro una visione unitaria del sapere. Un uomo che, senza disdegnare le discipline umanistiche, è ben consapevole di quanto la scienza abbia contribuito, e potrà in futuro contribuire, alla crescita dell’industria, dell’istruzione generale, del vivere civile. Quest’uomo ha anche in mente, fin nei dettagli, un sistema educativo critico e costitutivamente aperto – proprio come i saperi che intende rafforzare e veicolare, e come il “metodo” che ha già portato a scoprire fondamentali leggi di natura – e vuole mettere tutto ciò al servizio di una scuola al passo coi tempi, che non sia concepita solo per una piccolissima élite, ma che sappia stimolare l’intelligenza e la creatività del più ampio numero possibile di persone.

Ora pensate invece a un paese in cui l’egemonia è dettata da una filosofia che considera la scienza, e persino la matematica, come una sorta di menomazione dell’intelletto, frutto di menti settoriali e limitate, soprattutto se confrontata con le vette altissime di un sapere le cui leggi universali sono attingibili a livello Metafisico da poche menti elette, le sole capaci di nutrirsi di arte, filosofia e letteratura, cioè degli ingredienti dell’unica cultura davvero degna di questo nome. E ora scegliete. In quale di questi due paesi preferireste essere nati?

Certo, direte, nessuno dei due esiste allo stato puro. Somigliano più a dei modelli archetipici che a descrizioni di mondi reali. Però, se avete scelto il secondo, spero vi sia almeno chiaro che, nelle sue linee generali, è proprio quello in cui state vivendo. Almeno da un secolo a questa parte, da quando a Bologna si consumò uno dei confronti culturali più drammatici della nostra storia. Il 6 aprile 1911 si tenne il congresso della Società filosofica italiana, fondata e presieduta dal grande matematico Federigo Enriques, un formidabile organizzatore culturale, autore di libri di storia della scienza, cofondatore della casa editrice Zanichelli (con cui pubblicò buona parte delle sue opere) e di riviste filosofiche e scientifiche. Enriques riteneva che una filosofia degna di una società moderna non potesse che essere pensata in stretta connessione con l’avanzare delle scienze. Sapeva di porsi così in aperto contrasto con l’emergente idealismo di Benedetto Croce e Giovanni Gentile, con i quali cercò di ingaggiare un confronto civile, ma rimase sconcertato dalla violenza con cui questi condussero la disputa. Enriques aveva denunciato il loro atteggiamento nei confronti dei saperi scientifici proprio in quanto genericamente liquidatorio e, in definitiva, antifilosofico.

Quella degli idealisti non era la critica filosofica delle scienze, postpositivista, che egli auspicava, capace di entrare nel merito delle competenze di ambiti specifici e di contribuire alla loro crescita, ma un modo apodittico di negare il connubio tra scienza e filosofia, come se Leibniz e Cartesio non fossero stati insieme filosofi e scienziati, oltre che fondatori della filosofia moderna. Ma fu proprio quel tono sprezzante e liquidatorio a inasprirsi durante la disputa e a segnare la sconfitta di Enriques. Gli fu dato platealmente dell’incompetente. E non solo in campo filosofico. Fu invitato, in maniera insultante, a parlare solo della sua materia, cioè di matematica, un sapere non per veri filosofi ma per quegli «ingegni minuti» che sarebbero appunto gli scienziati. Ma il suo dilettantismo abbracciava anche la scienza. Come si poteva concepire una rivista – notò Gentile – «che discorra, in uno stesso fascicolo, dell’elettro-magnetismo dell’universo, della medianità, dei rapporti tra chimica e biologia, del bisogno di luce che hanno le piante, della coscienza, della scuola economica austriaca, delle principali leggi della sociologia, delle origini del celibato religioso, della riforma dell’insegnamento di matematica elementare eccetera»? «Secondo me, non può incoraggiare se non il dilettantismo scientifico, di cui non so quanto sia per giovarsi la scienza». Peccato che né Croce né Gentile potessero apprezzare il valore dei “dilettanti” che scrivevano su «Scientia», membri di quella comunità scientifico-filosofica internazionale che, grazie a intellettuali come Enriques, comprendeva anche il nostro giovane stato nazionale. Qualche nome? Mach, Poincaré, Carnap, Cassirer, Rutherford, Lorentz, Russell, Einstein.

La sconfitta di Enriques ha avuto conseguenze durature. Ha portato ad esempio alla costruzione del sistema educativo gentiliano. Che, beninteso, ha avuto i suoi indiscutibili pregi: il liceo, benché antiscientifico nello spirito, ha comunque contribuito a formare una classe dirigente che talvolta è riuscita a eccellere anche in ambiti scientifici. L’insegnamento della filosofia, scientifica o antiscientifica che sia, unito a una solida cultura classica, è comunque un’eccellente palestra del pensiero e una porta di accesso per un’ampia gamma di competenze. Ma oggi che anche i licei classici non sono più quelli di una volta, non sarebbe giusto pensare a una scuola più direttamente improntata ai saperi necessari alla società di oggi? Non potremmo, nel nome di Enriques, provare a proiettarci in un futuro diverso da quello che ci è toccato in sorte un secolo fa?

di Armando Massarenti, Il Sole 24 Ore – Domenica 17 aprile 2011

[Dell’interesse e dell’attualità delle idee di Federigo Enriques testimoniano le recenti riedizioni delle sue opere storico-filosofiche, i numerosi incontri e convegni, la pubblicazione di volumi come quello di Tina Nastasi, Federigo Enriques e la civetta di Atena (Pisa University Press 2011), la riedizione di Il caso Enriques di Ornella Pompeo Faracovi, la messa in cantiere dell’Edizione Nazionale delle opere a cura di una Commissione istituita dal ministero dei Beni culturali nel 2007. Coi contributi ministeriali, ed elargizioni liberali della famiglia Enriques, è stato creato il sito http://enriques.mat.uniroma2.it/  che presenta l’elenco dei lavori di Enriques, il piano attuale dell’opera, oltre a una serie di documenti, e due volumi sono in corso di edizione. Ma come per le altre Edizioni nazionali, la decisione di ridurre a zero i finanziamenti ministeriali chiude ogni prospettiva di continuare l’impresa.]

5 Comments

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  1. Eva RIntuzz / Nov 8 2011 2:09 AM

    Oh adorabile induzionismo enriquesiano: guardando l’Italia di oggi vien davvero da chiedersi ove t’han mai cacciato i seguaci dello Spirito… domanda doverosa, sguardando “come esta fiera è fatta fella”, ella che fu “giardino” e ora l’è solo “bordello”…

    Domanda doverosa, nonostante io continui a pre-supporre con Kant (o si tratta soltanto, come sempre, d’innamoramento…) che davvero le nostre benedette testoline ricomprendano forse una dozzina di categorie a priori… dico una dozzina, suvvia: qualcuna in più, qualcuna in meno, lasciamo decidere a Popper… lasciamo infine decidere a Russell e al suo tacchino…

    (Chiedo venia per il labirinto di parole, ma tanto mi dovevo, tanto dovevo alla mia depredabilissima memoria!)

  2. fabristol / Nov 8 2011 10:51 PM

    Interessante, non conoscevo Enriques e la rivista Scientia. Sono rimasto colpito anche dall’accenno di Gentile alla scuola economica austriaca. Davvero Enriques ne parlò su Scientia?

  3. ermes / Nov 15 2011 2:37 PM

    Incredibile: devo alla domanda del mitico Fabristol la scoperta della digitalizzazione completa di tutti i numeri della rivista!!!! Via alla ricerca……. :)

  4. Eva Vaticin / Dec 11 2011 4:59 PM

    Basti pensare che, a parte Golgi, Natta e Fermi, tutti i Nobel scientifici italiani sono stati dati per ricerche fatte fuori dall’Italia” (Gilberto Corbellini, I regali dell’Italia al mondo, Sole24Ore 11.12.11)

Trackbacks

  1. De relato « Abeona

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