Skip to content
Tuesday, 7 February , 2012 / ermes

“Non suono per non disturbare”


Da un divertente libello di Luciano De Crescenzo (Il caffé sospeso, Milano: 2011 – pagg. 25-6):

Preparare una colazione d’affari a Napoli? Non è possibile. La città non è organizzata, mancano i ristoranti specializzati, i menu sono tutti a base di carboidrati, i camerieri e gli avventori non consentono alcuna privacy e infine i posteggiatori volteggiano implacabili nella convinzione che chiunque mangi in un ristorante sia un turista straniero voglioso di ascoltare ‘O surdato ‘nnammurato.

Tutto questo non significa che a Napoli sia impossibile trattare e concludere affari mangiando.

Diciamo semplicemente che è diverso e che bisogna sapersi adattare. Ricordo, per esempio, di una cosiddetta colazione d’affari da me avuta con un cliente quando ancora lavoravo a Napoli: avevo deciso di scartare “Ciro a Santa Brigida”, dove sicuramente avrei mangiato benissimo ma dove altrettanto sicuramente avrei trovato troppa folla, e mi ero avviato verso una trattoria di Santa Lucia, proprio di fronte al cinema dove secondo i miei calcoli a quell’ora non avrei dovuto incontrare molta gente, essendo la clientela abituata a mangiare verso le due. Tutto procedeva secondo le previsioni: sala pressoché vuota, spaghetto alle vongole e per dopo la solita micidiale richiesta: carne o pesce? Comunque, una volta adempiuto nel bene e nel male alle formalità delle ordinazioni, io avevo appena iniziato il discorso che tenevo a cuore, quando eccolo là: l’immancabile, il fatalistico, l’emaciato, il sorridente professionista della posteggia. Vestito, come il ruolo comanda, con dignitosa povertà ma con colori e dettagli adatti a un artista, armato di una vistosa chitarra, egli avanza nel locale deserto per piazzarsi a circa tre metri dal nostro tavolo. Attendo con paziente rassegnazione che il nostro aedo si commuova cantando “tu si’ ‘a canaria, ca pure quanno more canta canzone nove”, sennonché contro tutte le aspettative egli resta silenzioso e rispettosamente ci guarda.

Continuo a parlare di lavoro e ho l’impressione che questa volta il posteggiatore stia aspettando la fine della nostra conversazione. Sennonché, nel corso di una pausa, si avvicina con discrezione e con un leggero inchino ci porge un cartoncino: NON SUONO PER NON DISTURBARE, GRAZIE.

Gli demmo cinquecento lire e se ne andò.

Gaetano, il cameriere, quando venne a portarci il conto ci disse: «Puveriello, è pate ‘e figli e nun sape suna’».

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: