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Thursday, 3 May , 2012 / ermes

“Io ne ho polito i vetri, io l’ho puntato al Cielo”


“Or ecco quello, ch’ha varcato l’aria, penetrato il cielo, discorse le stelle, trapassati gli margini del mondo, fatte svanir le fantastiche muraglia de le prime, ottave, none, decime ed altre, che vi s’avesser potuto aggiongere, sfere, per relazione de vani matematici e cieco veder di filosofi volgari; cossì al cospetto d’ogni senso e raggione, co’ la chiave di solertissima inquisizione aperti que’ chiostri de la verità, che da noi aprir si posseano, nudata la ricoperta e velata natura, ha donati gli occhi a le talpe, illuminati i ciechi che non possean fissar gli occhi e mirar l’imagin sua in tanti specchi che da ogni lato gli s’opponeno, sciolta la lingua a’ muti che non sapeano e non ardivano esplicar gl’intricati sentimenti, risaldati i zoppi che non valean far quel progresso col spirto che non può far l’ignobile e dissolubile composto…” (Giordano Bruno, Cena de le Ceneri – Dialogo Primo, Londra, 1584)

Sidereus Nuncius

Ho visto Venere bicorne
Navigare soave nel sereno.
Ho visto valli e monti sulla Luna
E Saturno trigemino
Io Galileo, primo fra gli umani;
Quattro stelle aggirarsi intorno a Giove,
E la Via Lattea scindersi
In legioni infinite di mondi nuovi.
Ho visto, non creduto, macchie presaghe
Inquinare la faccia del Sole.
Quest’occhiale l’ho costruito io,
Uomo dotto ma di mani sagaci:
Io ne ho polito i vetri, io l’ho puntato al Cielo
Come si punterebbe una bombarda.
Io sono stato che ho sfondato il Cielo
Prima che il Sole mi bruciasse gli occhi.
Prima che il Sole mi bruciasse gli occhi
Ho dovuto piegarmi a dire
Che non vedevo quello che vedevo.
Colui che m’ha avvinto alla terra
Non scatenava terremoti né folgori,
Era di voce dimessa e piana,
Aveva la faccia di ognuno.
L’avvoltoio che mi rode ogni sera
Ha la faccia di ognuno.

Primo Levi
11 aprile 1984

9 Comments

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  1. Eva Rivoluzion / May 7 2012 12:53 PM

    HAEC IMMATURA A ME IAM FRUSTRA LEGUNTUR O.Y.

  2. Eva Ricostru / May 13 2012 1:52 PM

    “Storia cominciata nei Paesi Bassi del 1608 quando un ottico di provincia, Hans Lipperhey, accoppiando una lente concava e una lente convessa inventa un dispositivo «grazie al quale tutte le cose a grande distanza possono essere viste come se fossero vicine». Storia proseguita nella Repubblica Serenissima dell’anno dopo, quando il matematico di Padova muove da un «occhiale di canna» giunto d’oltralpe per metter sotto i migliori vetrai e occhialai di Venezia, per mettersi lui stesso a molare lenti, insomma per trasformare un rudimentale aggeggio da pochi ingrandimenti in uno strumento poderoso, l’«occhiale di Galileo».

    “Veneziana è la settimana cruciale di questa storia: dal 22 al 29 agosto 1609, Galileo riesce a costruire un telescopio capace (scrive orgogliosamente) di mostrare un oggetto «lontano 50 miglia, così grande e vicino come se fussi lontano 5 miglia». Veneziana è la puntata successiva: Galileo che sale sul campanile di San Marco con i maggiorenti della Repubblica, li invita a scrutare nel mirino del suo cannocchiale, fa loro «scoprire in mare vele e vasselli» invisibili a occhio nudo, e il campanile di Chioggia quasi fosse a portata di mano… Veneziana è anche la puntata seguente, quella con Galileo che rivolge lo strumento verso il cielo e che in rapida successione, dal novembre 1609 al gennaio 1610, scopre le montagne della Luna e i satelliti di Giove. Ancora, veneziana è l’uscita del Sidereus Nuncius, pubblicato in 550 copie il 13 marzo di quel fatidico 1610.

    “Ma continentali – davvero europee – sono le puntate ulteriori della storia. Europeo è il passaparola per cui tutta una folla di astronomi professionisti o dilettanti, di matematici, di fisici, di astrologò di ambasciatori o dignitari di corte, di prelati di Santa Romana Chiesa, di re e di imperatori in persona, dapprima attende con impazienza la pubblicazione del Sidereus Nuncius, poi si contende le copie del libretto con un’energia pari alla foga con cui cerca di assicurarsi sul mercato un «occhiale di Galileo». Ed europea è la risonanza delle scoperte galileiane, la consapevolezza immediata e diffusa che queste, se riscontrate, avrebbero inaugurato non solo una nuova cosmologia, ma una nuova antropologia: non solo un altro mondo, ma un altro modo di stare al mondo.”

    (Sergio Luzzatto, Galileo guardava lontano, Domenica del Sole 24 Ore – 13 maggio 2012)

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