Skip to content
Saturday, 12 May , 2012 / ermes

“Lorsqu’on emploi trop de temps à voyager, on devient enfin étranger à son pays”


Domandarsi -oggi- perché Cartesio fuggisse -già allora- la Francia per i Paesi Bassi…

Qui si trova l’avanguardia liberale dell’Europa. Quando Roma condanna Galileo nel 1633, l’Olanda protestante, tutta presa dalle teorie rivoluzionarie, offre asilo al matematico di Pisa.

Galileo rifiuta ma avrebbe potuto scegliere in che luogo giocare col suo telescopio. Franeker, Leida, Utrecht, Harderwijk, Amersfoort: in questi primi anni del XVII secolo, le migliori università d’Europa si trovano nel paese delle pianure. Cartesio le prova tutte come un apprendista che va a bottega presso diversi artigiani. Solo che il maestro è lui. E’ detentore di un nuovo sapere, ha bisogno di discepoli, sbocchi, riconoscimenti, alleati. Ben lungi dal vivere in solitudine, frequenta l’élite del paese, i più grandi sapienti, gli uomini che contano, come Constantin Huyghens, segretario del principe di Nassau. La sua corrispondenza testimonia della ricchezza dei suoi contatti. (…) Questo giovane che preferisce la guerra alla tranquillità conduce la sua guerra personale, di movimento e di posizione.

(Frédéric Pagès, Cartesio e la cannabis. Perché in Olanda, Genova 2012 – pag. 23)

Non ha detto tutto caro signore, su questa Francia che Cartesio abbandona (…) questa Francia detta della “Controriforma”, eufemismo per dire “reazione”. Il tutto si riduce in effetti a tirannia e bigotteria. E’ la Francia dell’Inquisizione che il 19 febbraio del 1619 brucia l’ateo Vanini a Tolosa, dopo avergli strappato la lingua per la salvezza della sua anima. Il poeta libertino Théophile de Viau fu più fortunato: a bruciare fu solo la sua effige, il 19 agosto 1623. Credete che la caccia alle streghe sia appannaggio del Medioevo, mentre i ceppi bruciano ancora ardentemente pochi anni prima del regno di Luigi XIV. In qualità di magistrato, Joachim Cartesio, padre del nostro filosofo, accese qualche fuoco. A quel tempo gli ordini religiosi nascono come funghi: L’Oratorio, Le Figlie della Carità, La Congregazione della Propaganda della Fede, l’Adorazione Perpetua del Santo Sacramento. Le società segrete di devoti, in particolare la Compagnia del Santo Sacramento, presidiano il territorio con spie e delatori. E il vostro grande Richelieu mette la macchina dello Stato al servizio di questa caccia alle streghe. L’aria di Parigi è irrespirabile per qualsiasi intellettuale degno di questo nome. Nel 1638, un anno dopo il Discorso sul metodo, Luigi XIII consacra la Francia alla Vergine. Francamente, era meglio andare in Olanda.

(idem, pagg. 51-2)

2 Comments

Leave a Comment
  1. Eva Allontan / May 12 2012 9:00 PM

    Bisogna [tuttavia] ammettere una cosa sgradevole a proposito del nostro eroe: Cartesio non è uno stratega molto abile… Mediocre soldato…

    (…) Cartesio non aveva l’abilità di un Pascal nell’organizzare eventi scientifici e finanziari. Paragonato al promotore dell’esperimento del Puy de Dòme, all’inventore della macchina calcolatrice e della prima compagnia di omnibus parigini (nel 1662!), Cartesio fa la figura del sognatore, del dilettante. Se ne rammarica: è pigro, noncurante, gli piace dormire dieci ore al giorno, divagare, dedicare tempo agli amici…

    La sua opera? Più lettere che libri, e più libri iniziati che finiti. Non realizzerà mai il grande Trattato della morale che progettava. Le sue opere scientifiche “hanno ambizioni smisurate e si rivelano frammentarie e interrotte. Dopo aver prcannunciato un inventario generale del mondo, si ferma dopo qualche sondaggio”, osserva Samuel de Sacy. Confessa nel Discorso che ha sempre detestato “il mestiere di fare libri”.

    Sì. Cartesio in Olanda incassa duri colpi. Dopo vent’anni di lotte le sue piume sono piuttosto spennacchiate e i suoi stivali fanno acqua. Dov’è finito il fiero cavaliere “partito così di buon passo” (Péguy)? Un po’ trasandato nell’aspetto, alla fine arriva in Svezia tutt’altro che trionfante… Nel 1649, quando la regina Cristina gli propone di vivere alla corte di Stoccolma, rifiuta, tergiversa, poi accetta questa soluzione di ripiego come un guerriero messo con le spalle al muro.

    Diciamolo pure: l’idea di Cartesio cortigiano, autore di un balletto (La nascita della pace) suscita tristezza (…) Ed egli ne è cosciente. Leggendo le lettere di Stoccolma, percepiamo che il suo umore è depresso. Infatti non riesce a superare l’inverno e soccombe al primo colpo di freddo, lasciandosi scivolare nella tomba.

    Questa morte a 54 anni è terribile. Eppure aveva ampiamente manifestato l’intenzione di lavorare alla messa a punto di una medicina che gli avrebbe permesso di vivere cent’anni! E i suoi amici avevano finito per credergli… Cosi quando vengono a sapere della sua morte non riescono a crederci. Questa morte prematura è come una smentita del Cartesianesimo. (…) Saint-Evremond ironizza: “(…) Il vero motivo per cui morì fu che la regina di Svezia non volle abbandonare la lettura della morale di Aristotele per seguire il parere della sua ghiandola”.

    Ma Cartesio non è serio: la prova è che muore. A 54 anni! Sì, ma lascia il Discorso sul metodo. Un’opera immortale…

    (…) Il problema è che questo Discorso non ha saputo affascinare i suoi contemporanei. Nessun successo immediato in libreria, poche vendite (…)

    Orbene, Cartesio decide di pubblicarlo in forma anonima.

    Per prudenza? Rimane un mistero…

    Oggi il suo Discorso è pubblicato incompleto, senza i tre saggi che erano stati aggiunti nel 1637: la Dioptrique, le Météores, la Géometrie.

    Non erano solo appendici. Al contrario era il discorso ad essere concepito come un’introduzione alle tre applicazioni sviluppate nel seguito del libro – potremmo dire come un prospetto destinato ad eventuali mecenati, soci, sponsor “azionari”. Ne risulta una sorta di “curriculum vitae” che Cartesio chiama “storia” o “favola”, una definizione (…) tutto sommato piuttosto indovinata. Infatti d’Ecartes (spesso si firmava così) pratica la scienza “applicata” all’arte della guerra, alla costruzione di strumenti, alla medicina, all’ottica. È un vero e proprio laboratorio di ricerche. Quindi ha bisogno (…) di persone ricche e intraprendenti, di aristocratici e borghesi che non sanno il latino. Ecco perché il Discorso è scritto in francese. Ecco perché è confidenziale: diremmo oggi “mirato”. In pagamento, Cartesio si accontenta di duecento esemplari gratuiti che distribuisce personalmente. L’autore non si aspetta la notorietà (ha già 41 anni), ma punta al risultato.

    (ibidem, pagg. 25-9)

  2. Eva Pretend / May 12 2012 9:08 PM

    “La libertà di pensiero non è solo quella che ti garantisce lo Stato, ma quella che ciascuno si conquista in relazione a se stesso, ai propri maestri e ai propri simili. Da un certo livello di notorietà in poi, non ci si pensa più. Il successo fa bene all’ego ma danneggia il cervello. (…) Il pensiero ha bisogno di crescere in solitudine non trova spazio nella vostra preziosa confusione. Gli intellettuali che si lasciano affascinare da Parigi sono senza speranza”.

    (ibidem, pag. 54)

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: