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Tuesday, 5 June , 2012 / ermes

Amico e nemico


“Lo studioso nazista, nel 1938, ormai messo da parte dal regime, vede lucidamente che la dottrina dello stato «Dio mortale» non può coincidere con l’assolutismo. Benché Hobbes neghi la separazione tra potere temporale e spirituale, finisce [horribile dictu…] per preparare le basi del liberalismo”.

Il Leviatano a due teste

di Remo Bodei, Domenica del Sole 24 Ore, 5 febbraio 2012

Di Hobbes si racconta che nascondesse accuratamente le sue intime convinzioni, così «che a volte faceva delle ouvertures, ma i suoi pensieri reali li svelava solo a metà: diceva di comportarsi come quelli che per un attimo aprono la finestra, ma subito la richiudono per paura della tempesta».

In questo egli non era differente dalla sua età e da una lunga tradizione di “scrittura reticente”, che imponeva la simulazione e la dissimulazione. Non ci meravigliamo del fatto che Machiavelli scrivesse in una lettera a Guicciardini di essersi “addottorato” nell’arte della menzogna («da un tempo in qua, io non dico mai quello che credo, né credo mai quel che dico, e se pure mi vien detto qualche volta il vero, io lo nascondo tra tante bugie, che è difficile a ritrovarlo»), mentre ci riesce ancora difficile credere che Cartesio, filosofo per eccellenza della chiarezza e della distinzione, dicesse di portare la maschera (larvatus prodeo).

Nel 1938, quando pubblicò Sul Leviatano, Schmitt era un nazista caduto in disgrazia agli occhi del regime, che gli imputava, sul piano politico, l’esaltazione dello Stato a spese del Volk e vedeva con diffidenza, sul piano religioso, il suo cattolicesimo. Il libro va quindi letto in filigrana per scoprirne le personali strategie di difesa e di occultamento che si riverberano inevitabilmente sull’interpretazione di Hobbes.

(…) è proprio a partire dal rapporto religione-politica che il progetto di Hobbes appare a Schmitt sostanzialmente come un fallimento (il sottotitolo del libro è Senso e fallimento di un simbolo politico). Lo Stato-Leviatano non coincide, infatti, per lui né con un assolutismo coerente, né, tanto meno, si può aggiungere, con il mostro nazionalsocialista. In primo luogo, perché il patto attraverso il quale nasce produce una grande macchina, del cui funzionamento automatico il sovrano è una semplice appendice, obbediente alla logica di razionale neutralizzazione del “politico”, ossia dell’eccedenza di senso mitica o irrazionale, che serve a governare gli uomini. In secondo luogo, perché quando parla dei miracoli e sostiene che si deve pubblicamente credere a essi, ma privatamente (giacché il pensiero è libero) se ne è esentati, Hobbes distrugge l’unità di politica e religione e semina e rafforza quel razionalismo individualista che sta alla base della teoria del contratto.

Lo Stato-Leviatano contiene quindi in sé i germi dell’auto-distruzione. Sarà, infatti, proprio il liberalismo a sviluppare ulteriormente la distinzione fra pubblico e privato che ha rappresentato «la malattia che l’ha condotto a morte». Successivamente sarà su queste stesse basi che si innalzerà la dottrina dello Stato di diritto, artificiale e indifferente ai contenuti: «La liberaldemocrazia occidentale si trova d’accordo col marxismo bolscevico nel ritenere lo Stato un apparato di cui le più diverse forze politiche si possono servire come di uno strumento tecnico e neutrale». Non si parte cioè da una comunità già data cui si cerca di dare forma e meta, di rendere coesa al di là della dispersione atomistica degli individui, mostrando come lo Stato sia un risultato «superiore e radicalmente diverso rispetto a quanto potrebbe generarsi da un patto stretto tra semplici individui».

2 Comments

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  1. alberto / May 13 2013 11:51 AM

    Ottimo articolo, ne farò un punto di riferimento, chissà che quanto letto non possa aiutare anche me.

Trackbacks

  1. “La plupart de nos occupations sont comiques…” « Abeona forum

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