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Wednesday, 29 August , 2012 / ermes

Prigionierio di un dilemma


Singolare (anche se troppo schematico) incipit di un articolo di Anthony Kenny, a sua volta singolarissimo (ma tutt’affatto che schematizzabile) studioso:

Attorno alla metà del secolo scorso il mondo della filosofia occidentale poteva essere rappresentato con un semplice diagramma. Si prenda un quadrato e lo si divida in quattro parti: nel quadrante in alto a sinistra si collochi l’esistenzialismo, allora in voga nella parte occidentale dell’Europa continentale; nella parte in alto a destra la tradizione analitica o linguistica dominante nei Paesi anglofoni; nell’angolo in basso a sinistra si collochi il marxismo, allora la filosofia ufficiale dell’Europa dell’Est e della Cina; nella parte in basso a destra la filosofia scolastica della Chiesa Cattolica romana.

Le filosofie della parte superiore del diagramma erano individualistiche: la filosofia non era considerata come un corpo di dottrine ma come un metodo di pensiero (filosofia analitica) o uno stile di vita (esistenzialismo). Le filosofie della parte inferiore erano collegate a istituzioni non filosofiche, le quali ritenevano che le verità più importanti fossero state stabilite una volta per tutte. Le filosofie poste sul lato destro erano interessate alla logica formale, mentre quelle sul lato sinistro si vantavano del loro interesse partecipe nei confronti delle realtà concrete e fondamentali dell’esperienza umana.

Nell’ultima parte del secolo scorso queste divisioni crollarono. Il collasso del comunismo sovietico spazzò via la sottomissione alla politica tipica della filosofia marxista, e in seguito al Concilio Vaticano II la scolastica dei manuali allentò la sua presa sui seminari cattolici. Molti pensatori continentali iniziarono a interessarsi all’analisi linguistica e la filosofia anglofona cominciò ad abbandonare l’arrogante insularità che l’aveva contraddistinta nel suo periodo d’oro (…).

(da Tommaso e le sirene della ragione, Domenica del Sole del 5 agosto u.s.)

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