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Monday, 10 September , 2012 / ermes

“Che fai tu Luna in ciel?”


Da molto interessante blog un molto inaspettato racconto:

Il Cigoli e la Luna scura di Galileo

A Roma, nella splendida chiesa giubilare di Santa Maria Maggiore, vi è una cappella di rara bellezza sia architettonica che artistica: la cappella Paolina, detta anche Borghese, contrapposta alla Sistina, edificata per custodire l’Immagine della Madonna “Salus Populi Romani”, per ordine di Paolo V Borghese, su disegno dell’architetto Flaminio Ponzio, tra gli anni 1606 e 1612. Oltre agli affreschi del Cavalier d’Arpino e di Guido Reni e lo sfavillante altare del Mariani, la cappella costudisce uno dei capolavori di Ludovico Cardi, detto il Cigoli, il quale nella cupola raffigurò l’assunzione della Vergine.

Il Cigoli, artista di scuola toscana a cavallo tra manierismo e classicismo barocco, allievo dell’Allori e del Buontalenti, autore di un trattato di “Prospettiva pratica”, fu grande amico di Galileo; entrambi allievi del matematico Ostilio Ricci, coltivarono l’uno il mestiere dell’altro. Galileo si dilettava nel disegno e Cigoli nelle osservazioni astronomiche. Nella corrispondenza fra i due si legge spesso delle macchie solari, che il pittore toscano osservò personalmente, confermando le tesi dell’amico scienziato. Inoltre Cigoli tenne costantemente informato Galileo sugli umori romani, particolarmente negli anni successivi alle scoperte celesti del 1610; i commenti degli scienziati che a Roma non accettavano le teorie galileiane sulle superfici scure della luna sono contenuti infatti in tre sue lettere del 1612.

Ebbene il Cigoli, nel suo affresco della cupola, nel raffigurare la Vergine Assunta, la cui iconografia chiaramente si richiamava anche a quella dell’Immacolata Concezione, non la dipinse mentre si ergeva sulla classica luna crescente, ma su un qualcosa di totalmente differente: rappresentò infatti la luna, per la prima volta nella storia dell’arte, esattamente come quella osservata dall’amico Galileo, molto più naturalistica, con i crateri e le ombre come quelli che si vedono nelle stampe del Sidereus Nuncius. «In primo luogo diremo dell’emisfero della Luna che è volto verso di noi. Per maggior chiarezza divido l’emisfero in due parti, più chiara l’una, più scura l’altra: la più chiara sembra circondare e riempire tutto l’emisfero, la più scura invece offusca come nube la faccia stessa e la fa apparire cosparsa di macchie». L’astro non segue la classica forma a falce, indicata solo dal gioco di luce, ma è raffigurato sferico, sospeso su un cuscino di nuvole.

Proprio come le parole e i disegni di Galileo descrivono, Cigoli rappresenta la luna ai piedi della Vergine con le macchie e una specie di nuvola sottostante che simula i vapori. La scoperta scientifica, quasi contemporaneamente alla sua diffusione, viene quindi adattata al campo della figurazione sacra in una delle più importanti cappelle della Roma del ‘600. Siamo tra l’ottobre 1610 e il novembre del 1612, a un anno dall’invenzione del cannocchiale, poco dopo la scomparsa dei due pittori che avevano rivoluzionato il modo di rappresentare la realtà, Annibale Carracci e il Caravaggio.

È indubbio quindi che a poca distanza dall’enunciazione della teoria, le alte gerarchie della Chiesa non avversarono le novità galileiane ma piuttosto ne delimitarono il campo all’ambito prettamente scientifico, visto che l’affresco in Santa Maria Maggiore fu realizzato per e con il consenso del papa Paolo V Borghese, nella cappella che doveva diventare il suo mausoleo, il quale non si dimostrò per nulla intransigente. È significativo ricordare il giudizio che diede dell’affresco uno degli uomini più colti di Roma, Federico Cesi, scienziato e fondatore dell’Accademia dei Lincei, in una lettera inviata a Galileo nel 1612. È un elogio all’affresco del Cigoli, il quale «come amico e leale» di Galileo, «sotto l’immagine della beata Vergine ha dipinto la Luna nel modo che da Vossignoria è stata scoperta, colla divisione merlata e le sue isolette».

Il processo che si aprirà solo nel 1633 sotto papà Urbano VIII verterà, più che altro, sulla messa in dubbio delle Scritture, la cui verità era fondante per la fede e per la Chiesa che su di esse basava il proprio potere; mettere il Sole al centro significava screditare il Verbo e la sua attendibilità, e quindi porre in discussione le basi spirituali della Chiesa come istituzione.

Questa luna opaca e materica, come dipinta dal Cigoli, entrerà poi lentamente nell’iconografia dell’Immacolata, come dimostrano queste due splendide tele di Murillo.

2 Comments

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  1. riccardo / May 15 2013 11:29 PM

    Articolo molto interessante… di sicuro non sempre i soliti consigli triti e ritriti… grazie per lo spunto.

Trackbacks

  1. “It is the very error of the Moon” « Abeona

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