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Wednesday, 11 March , 2009 / ermes

Appeaser


arlacchi_pinoIn un post recente, ricordavo l’immenso servizio reso al nostro Paese dai “sinistri” del mondo partitocratico italiano: l’aver creato cioè senza remore, quasi per inerzia e giocosamente, immense glorie politiche del livello di Paola Binetti e Clemente Mastella, Oliviero Diliberto e Lamberto Dini, Rocco Buttiglione e Franco Giordano, Alfonso Pecoraro Scanio, Antonio DiPietro, Sergio Cofferati.

L’elenco non va però inteso come in sé conchiuso, ben altre auguste stelle potendovi e dovendovi di diritto rientrare: primo tra tutti l’indimenticabile Pino Arlacchi. Grazie appunto al sostegno dei “sinistri”, negli anni passati il sociologo calabrese è stato elevato ai più alti incarichi delle Nazioni Unite, fino a giungere all’ufficio di Vice Segretario Generale (ripeto: Vice Segretario Generale!)

Da questa postazione, direttore dello United Nations Office for Drug Control and Crime Prevention, Arlacchi lanciò la sua mastodontica impresa di “War on Drugs” nell’intero mondo. Come si può immaginare (solo immaginare: visto che i due corni di Rai-set nulla documentarono e di nulla informarono l’italica stirpe…) si trattò dell’ennesima roboante, strombazzata, muscolare chiamata alle armi “contro la droga” lodata dai proibizionisti di ogni dove…

Una campagna che oscillò tra l’assenza di qualsivoglia intervento di “riduzione del danno” della piaga delle tossicodipendenze e diuturne richieste di fumigazioni dei campi di coltura delle sostanze (possibilmente) stupefacenti, fumigazioni che poi null’altro provocavano se non la nascita di nuovi campi a un dipresso dagli incendi.

Una campagna durata anni e anni che farsescamente e tragicamente si risolse nel finanziare alcuni tra i peggiori regimi del pianeta, affinché graziosamente promettessero (e poi ovviamente non mantenessero…) di limitare la produzione delle (pretese) droghe sui territori da loro controllati. In cima alla lista, ça va sans dire, il regime dei talebani in Afghanistan.

L’11 settembre 2001 era già vicino, le statue dei Buddha di Bamyan cadevano come nulla fosse, Emma Bonino da Commissario Europeo era arrestata a Kabul (ma chi ricorda il sequestro?), le donne crepavano già in vita peggio delle bestie (nessun animale, eccetto l’uomo, ha mai imposto burqa ai propri simili…), la sharia era ormai da anni legge dello Stato, i mullah sgozzavano gli “infedeli” negli stadi…

E nel frattempo l’ONU, guidata da Arlacchi, chiedeva a suon di denari ai barbudos la cortesia di ridimensionare l’export illegale di oppio verso l’Europa, le Americhe… queste civili e scandalizzate lande…

Fin qui la storia del passato. Nel presente, invece, Arlacchi è responsabile del dipartimento per la sicurezza internazionale dell’Italia dei Valori di Antonio DiPietro (perché, è vero, esiste un utilissimo dipartimento per la sicurezza internazionale dell’Italia dei Valori di Antonio DiPietro!)

Ieri mattina, poi, il culmine (dei colmi). Ascolto sgomento alcune tra le parole più indecenti della storia della politica italiana e mondiale (e spero ancora di aver frainteso): ospite della trasmissione “Il Caffé” di Corradino Mineo su Raidue, e richiesto della propria opinione riguardo alla situazione tibetana, il Nostro sostiene che le rivendicazioni del Dalai Lama sono molto pericolose; a suo avviso – questo il tenore dell’argomentare – come se si volesse ridare l’America agli “indiani” o l’Italia del sud ai Borboni…

6 Comments

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  1. ermes / Mar 11 2009 12:21 PM

    “An appeaser is one who feeds a crocodile – hoping it will eat him last”

    (a timeless Winston Churchill, somewhere)

  2. massimo / Mar 12 2009 5:39 PM

    Ho trovato molto pertinente l’osservazione di Arlacchi sul Tibet.

    Non è così?

  3. minimo / Mar 12 2009 5:42 PM

    I don’t believe so…

  4. Jarvis Detaeye / Apr 10 2013 5:42 AM

    wow,thats great!!

  5. Erin Bischof / May 19 2013 3:42 AM

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