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Friday, 10 December , 2010 / ermes

Lucida follia


“Il disporre di un’ arma «assoluta», di distruzione di massa (atomica, biologica, chimica), garantisce una spessissima corazza a tutti i «rinoceronti» rossi, neri o verdi. L’ impunità della Corea del Nord suscita invidie. La Corea del Nord può far fuori i propri sudditi a milioni e regnare con la carestia o i campi di concentramento, senza che l’ opinione pubblica mondiale si scomponga, senza che le nostre istituzioni internazionali intervengano”.

I fantasmi della guerra fredda che rivivono a Pyongyang

di André Glucksmann – Corriere della Sera, 2 dicembre 2010

A torto si suppone che la Corea del Nord rappresenti un’ eccezione assoluta, un residuo perfettamente anacronistico delle più folli dittature del secolo scorso. Certo, Pyongyang è un museo di storia vivente e le immagini che offre insegnano ai bambini delle scuole, nel mondo intero, quel che furono i cortei obbligatori, di massa, militari e ginnici, della Piazza Rossa, di Norimberga e Berlino, Pechino, Tirana, L’ Avana o Addis Abeba. Tuttavia non è solo il passato che conviene evocare, ma le peggiori prospettive dell’ avvenire. Attraverso i sanguinosi avvertimenti che sconvolgono Seul e spaventano Tokio – terza potenza economica mondiale -, bisogna imparare di nuovo a «pensare l’ impensabile», come tentarono di fare gli strateghi di cinquant’ anni fa.

Benché si sia voltata la pagina della guerra fredda la proliferazione nucleare procura tuttora angoscia. Il regime comunista della Corea svela, per oggi e per domani, lo spaventoso privilegio che il possesso (confessato o no, supposto o reale) di armi di distruzione di massa conferisce. Milosevic, che non ne possedeva, dopo dieci anni di esitazioni fu bombardato, poi arrestato e condannato per pulizia etnica in Bosnia e nel Kosovo. La Russia, dove i silos atomici abbondano, ha ricevuto solo deboli rimostranze per le sue offensive genocidarie nel Caucaso. Ancora una volta vale il due pesi e due misure, abbiamo capito la lezione. Pyongyang ostenta un arsenale più che minaccioso per i suoi vicini – Seul è alla portata dei cannoni, Tokio a quella dei missili – e di conseguenza si sente autorizzata a minacciare e a ricattare. Kim padre e figlio ritengono che tutto sia loro permesso. Chi detiene una capacità di distruzione generalizzata pretende di beneficiare dell’ immunità.

Nel 1945 la duplice rivelazione di Auschwitz e di Hiroshima pose l’ umanità di fronte all’ orizzonte della propria distruzione. Fu giocoforza convenire che una pulsione genocidaria covava nei cinque continenti, coperta e alimentata da diversi alibi ideologici e religiosi. La capacità tecnologica di farla finita aggrava il quadro della situazione. Da mezzo secolo la «proliferazione nucleare» è una minaccia per ragioni non solo aritmetiche (più si è folli meno si ride). L’ ombrello nucleare attribuisce ai despoti il potere di massacrare i loro sudditi (per primi) e i loro vicini senza l’ intervento di nessuna grande potenza, nemmeno di coalizioni, Nato o Onu. Quando i Paesi fascisti diventano democratici, con la libertà ritrovata abbandonano le loro pretese e trascurano i preparativi nucleari. Viva il Brasile e l’ Argentina! Quando i Paesi vogliono rafforzare o perpetuare la propria tirannide, ricorrono all’ armamento nucleare (come l’ Iran, a cui Kim-sole-rosso, predatore solidale, consegna i propri missili a lunga gittata capaci di raggiungere l’ Europa). Oggi proliferazione nucleare e programmazione totalitaria vanno di pari passo. Molto più di un mostro preistorico, la Corea del Nord incarna l’ incubo di un futuro che rischia di sfuggirci.

Non ci illudiamo che l’ attuale ordine del mondo multipolare blocchi automaticamente eventualità sinistre. Un «piccolo» Stato nucleare come la Corea comunista è lungi dall’ apparire isolato. È una pedina che uno o più padrini manipolano, anche se non la controllano in maniera totale e integrale. La Cina, così «saggia» e produttiva, utilizza l’ agitatore nord coreano per minacciare, quando ritiene sia il caso, indirettamente, il resto del mondo, per poi farsi avanti come Paese indispensabile per ristabilire l’ ordine e la pace. «Guardate come sono forte, cosa fareste senza di me?». In questo, nulla di originale: i diplomatici definiscono questa strategia «la razionalità dell’ irrazionale», come gli ubriachi che esclamano «tenetemi o faccio un macello». In un confronto cronico con gli Stati Uniti, la Cina, a suo piacimento, allenta o meno le briglie al proprio impetuoso vassallo.

La capacità di nuocere dei «piccoli» Stati pirata e la volontà di potenza dei «grandi», rappresentanti permanenti del Consiglio di sicurezza, si completano spesso a vicenda. Rendendo visita per la prima volta a George Bush jr, Vladimir Putin fece una deviazione e si recò dai Kim, per portare a Washington la buona notizia che il suo debitore coreano comunista sarebbe rimasto tranquillo. Il presidente degli Stati Uniti gli credette e in fondo ai suoi occhi scorse il cielo immacolato. Il 29 novembre 2010, la voce del padrone, l’ agenzia d’ informazione russa Novosti, intitola un dispaccio «La Corea del Nord risponde alla violenza con la violenza», giustificando (per atavismo?) le bravate guerresche dell’ ex partner dell’ Unione Sovietica. Quanto alla Cina, che calma la propria creatura dopo averla lasciata abbaiare, si erge a guardiano della pace… fino al giorno in cui il cane morderà più gravemente del previsto.

Barack Obama si è compiaciuto nel prometterci «un mondo senza armi nucleari» ed ecco il sognatore rituffarsi nel Mar Giallo, mobilitando la propria flotta per manovre dissuasive perfettamente necessarie, ma estranee al mood della grande promessa. Certo, aveva avvertito che l’ entrata serafica nel sublime paradiso denuclearizzato probabilmente non si sarebbe verificata nell’ arco della sua vita. Fatto sta che aveva semplificato abusivamente il problema. Il disporre di un’ arma «assoluta», di distruzione di massa (atomica, biologica, chimica), garantisce una spessissima corazza a tutti i «rinoceronti» rossi, neri o verdi. L’ impunità della Corea del Nord suscita invidie. La Corea del Nord può far fuori i propri sudditi a milioni e regnare con la carestia o i campi di concentramento, senza che l’ opinione pubblica mondiale si scomponga, senza che le nostre istituzioni internazionali intervengano. Che a Obama piaccia o meno, l’ incontro fra la pulsione di Auschwitz e la capacità di Hiroshima, la fusione del nucleare militare e dell’ ambizione totalitaria minacciano, oggi come ieri, l’ umile sopravvivenza dei bipedi implumi.

(Traduzione di Daniela Maggioni)

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  1. Inverno arabo? « Abeona

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