I benaltristi di sempre, gli educati, gli uomini di buon senso, i laici buoni, i portatori sani di sana laicità, i sinistri realisti, i sedicenti ragionevoli… Cioè a dire, chi mi spaventa di più.
Il crocefisso, simbolo quasi laico
di Umberto Eco
Eliminare le immagini religiose dalle scuole non incide sulla forza della fede. Nelle nostre università non c’è il crocefisso nelle aule, ma tanti studenti aderiscono a Comunione e liberazione
Non mi ricordo come e perché ma la polemica sul crocefisso nelle scuole aveva già infuriato circa sei anni fa. A distanza di tanto tempo, salvo il fatto che si profila un contrasto tra governo italiano e Chiesa, da un lato, e Unione europea dall’altro, i termini del problema non sono gran che cambiati.
La Repubblica francese proibisce l’esibizione di simboli religiosi nelle scuole dello Stato, ma alcune delle grandi correnti del cattolicesimo moderno sono fiorite proprio nella Francia repubblicana, a destra come a sinistra, da Charles Peguy e Léon Bloy a Maritain e Mounier, per arrivare sino ai preti operai, e se Fatima è in Portogallo, Lourdes è in Francia. Quindi si vede che, anche eliminando i simboli religiosi dalle scuole, questo non incide sulla vitalità dei sentimenti religiosi. Nelle università nostre non c’è il crocefisso nelle aule, ma schiere di studenti aderiscono a Comunione e liberazione. Di converso, almeno due generazioni di italiani hanno passato l’infanzia in aule in cui c’era il crocefisso in mezzo al ritratto del re e a quello del duce, e sui trenta alunni di ciascuna classe parte sono diventati atei, altri antifascisti, altri ancora, credo la maggioranza, hanno votato per la Repubblica.





Quelle tasse sui salari




