That’s so British…

Riporto un paragrafo della “BBC News Styleguide” che è possibile trovare da qualche parte sul sito dell’emittente britannica. Riguarda il perenne ed irrisolvibile conflitto fra l’unico, l’originale British English ed il suo clone, chiassoso (e meraviglioso…) American English. Buon Divertimento.

Americanisms

We have really everything
in common with America
nowadays, except, of
course, language.

Oscar Wilde,
The Canterville Ghost

One of the things which most exercises our listeners and viewers is our use of words and constructions
which we are accused of slavishly copying from the United States. American English is virtually
everywhere. It is the language of international agencies such as the United Nations and the World
Bank; American films, music and television programmes bring it into our homes; magazines and
wire services are dominated by it, as is the internet. Is it any surprise, then, that journalists adopt new
usages, vocabulary and pronunciation?

It is not, but we are not broadcasting for ourselves. Very many people dislike what they see as the
Americanisation of Britain, and they look to the BBC to defend ‘Britishness’ in its broadest sense. In
particular, they demand standard English from us, and we should acknowledge their concerns. At the very
least, we should be conscious of what we are doing when we write our scripts.

We should thank North America for adding greatly to our vocabulary. Some Americanisms are so
embedded in our language that their origin has long been forgotten, for example editorial, peanut,
commuter, nervous, teenager, gatecrasher and babysitter. But new words are constantly queuing at language
immigration control, hoping to be allowed in.

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Sviluppo sostenibile

Il Comune di Piane Crati, in provincia di Cosenza sarà premiato da Legambiente per il “Riciclone 2008″

Ecco il paese senza cassonetti ricicla il 93% dell’immondizia

di GIUSEPPE BALDESSARRO

Ecco il paese senza cassonetti ricicla il 93% dell'immondiziaUn’immagine di Piane Crati


COSENZA -
Non ci sono più cassonetti a Piane Crati, il Comune li ha eliminati da un anno. Non servivano più, erano antiestetici e poco igienici. Ora i rifiuti vengono ritirati direttamente a casa, con il porta a porta. Tanti piccoli contenitori, pieni di materiali rigorosamente selezionati. Riciclano tutto i pianesi, il 93% dell’immondizia è destinato a nuova vita. Carta, vetro, plastica, alluminio, metalli vari e rifiuti speciali, come le batterie, vengono inviati a centri specializzati. Poco, pochissimo, finisce in discarica.

Tanto che il 10 luglio prossimo, Michele Ambrogio, sindaco del piccolo centro (meno di duemila abitanti) alle porte di Cosenza, riceverà a Roma il premio “Riciclone 2008″. Un riconoscimento nazionale ideato da Legambiente nel 1994 e patrocinato dal Ministero dell’Ambiente, che ogni anno seleziona l’ente locale che ha ottenuto il risultato migliore nella gestione dei rifiuti. La giuria, composta da esperti e aziende del settore, valuta una serie di parametri indicativi della sensibilità delle amministrazioni comunali. Le raccolte differenziate avviate a riciclaggio, ma anche gli acquisti di beni, opere e servizi, che abbiano valorizzato i materiali recuperati. Dati ricevuti dai comuni, ma verificati sul posto con i tecnici, i circoli ambientalisti territoriali, gli osservatori regionali e le Arpa regionali.

E’ ovviamente soddisfatto il sindaco Ambrogio: “Un premio così importante dimostra che anche da un piccolissimo comune della Calabria e del Mezzogiorno possono giungere segnali positivi in materia di cultura ambientale”.

Risultato “straordinario”, per Legambiente nazionale, ma non semplice da raggiungere. A Piane Crati ci hanno lavorato per anni. Iniziando dalle scuole e promuovendo una fitta campagna d’informazione. “I bambini - spiega Ambrogio - sono stati fondamentali, il motore che l’amministrazione ha trovato all’interno delle famiglie”. Poi sono arrivati anche i risultati economici, che non sono cosa da poco e che dimostrano come riciclare “oltre ad essere un atto di educazione civica, sia anche conveniente”.

Fino a pochi anni addietro l’amministrazione portava in discarica oltre 40 tonnellate di spazzatura al mese per un costo che si aggirava intorno ai duemila euro, negli ultimi tempi invece i volumi si sono ridotti a meno di due tonnellate e il paese versa dai 12 ai 15 euro mensili. Spiega il sindaco: “I miei concittadini, hanno capito la lezione di Napoli e della Campania e intuito come attraverso una politica attenta e virtuosa della raccolta differenziata si possa arrivare a risparmiare fino al 20% delle tasse sui rifiuti”.

E poi c’è la comodità, niente più sacchetti maleodoranti accumulati per strada, tutto viene ritirato a domicilio. E per le emergenze ci sono sempre le isole. Tre aree nelle quali è possibile lasciare i rifiuti che eccezionalmente vengono prodotti o che non possono restare in casa per più di un giorno.

Ora a Piane Crati si guarda al futuro, imparata la lezione del riciclaggio Ambrogio punta a far diminuire anche la quantità degli “scarti”. “Il prossimo passaggio, che peraltro già sta dando buoni risultati in Toscana ed in Emilia, è quello di far pagare la tassa dei rifiuti sulla produzione reale. Per ora l’imposta è calcolata sui metri quadrati delle abitazioni, ma noi vogliamo iniziare a ragionare sulla quantità”. Insomma meno sporchi, meno spendi.

A volte il mantenimento delle promesse elettorali può essere molto problematico.

Da la Repubblica, 2 Luglio 2008

Il ministro dello Sviluppo economico parla della compagnia di bandiera. “Stiamo parlando di un’azienda che è sull’orlo del fallimento”

Alitalia, il governo chiede sacrifici. Scajola: “E’ crisi, ci saranno tagli”

Claudio Scajola


ROMA - “Servono sacrifici”. Con il passare del tempo si delinea sempre di più il quadro drammatico dell’Alitalia. Stavolta è il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola a non fare mistero della situazione. Anche perché, dopo le indiscrezioni che parlano di 4mila esuberi, il governo si trova alla prese con un mantenimento delle promesse elettorali sempre più problematico. “Non stiamo parlando di un’azienda che va bene, parliamo di una azienda che è sull’orlo del fallimento il piano industriale che sarà presentato - prosegue Scajola - chiederà sacrifici a chi desidera investire e al Paese nel suo complesso con alcuni tagli”. Nessuna smentita. Nessun ridimensionamento dei tagli.

D’altronde dopo aver vanificato l’interessamento di Air France (che limitava gli esuberi a 2mila persone), puntando tutto su una presunta cordata di imprenditori italiani, Berlusconi si trova ora nella situazione di dover gestire un’azienda sull’orlo del fallimento. In attesa di una cordata italiana ancora tutta da vedere. Lo stesso Scajola non va oltre una debole speranza. Quella che “l’advisor Intesa Sanpaolo riesca nella missione di mettere insieme una cordata per il salvataggio e un piano industriale che permetta il rilancio della compagnia”.

Speranze vaghe a fronte di tagli di posti di lavoro. Che allarmano i dipendenti. Pronti a ricordare a Berlusconi le promesse fatte sotto elezioni. L’Anpac, infatti, fa notare che i circa 6mila unità sono “circa il triplo di quanto originariamente previsto nella proposta di Air France-Klm”. Ricordando a Berlusconi “il giudizio molto critico sulla proposta franco-olandese, considerandola eccessivamente penalizzante per la compagnia di bandiera e per il paese”. Dunque un simile piano “risulterebbe decisamente incoerente con le indicazioni della presidenza del consiglio e dell’intero governo e dunque irrealizzabile” avvertono i piloti.

“Occorre che ci sia il diavolo perché l’acqua santa sia santa”

Nella giornata di ieri, ho gustato d’un fiato il penultimo romanzo scritto da Leonardo Sciascia: Il cavaliere e la morte. Vi traggo alcuni passi come invito alla lettura. Ma anche come ideale continuazione delle osservazioni borgesiane (del Borges tanto amato dallo scrittore siciliano) riportate nel post precedente.

Stava intanto guardando Il cavaliere, la morte e il diavolo. Forse Ben Gunn, per come Stevenson lo descriveva, un po’ somigliava alla Morte di Dürer; sicché gli parve prendesse, la Morte di Dürer, un riflesso di grottesco. L’aveva sempre un po’ inquietato l’aspetto stanco della Morte, quasi volesse dire che stancamente, lentamente arrivava quando ormai della vita si era stanchi. Stanca la Morte, stanco il suo cavallo: altro che il cavallo del Trionfo della morte e di Guernica. E la Morte, nonostante i minacciosi orpelli delle serpi della clessidra, era espressiva più di mendicità che di trionfo. “La morte si sconta vivendo.” Mendicante, la si mendica. In quanto al diavolo, stanco anche lui, era troppo orribilmente diavolo per essere credibile. Gagliardo alibi, nella vita degli uomini, tanto che si stava in quel momento tentando di fargli riprendere il vigore perduto: teologiche terapie d’urto, rianimazioni filosofiche, pratiche parapsicologiche e metapsichiche. Ma il diavolo era talmente stanco da lasciar tutto gli uomini, che sapevano fare meglio di lui. E il Cavaliere: dove andava così corazzato, così fermo, tirandosi dietro lo stanco Diavolo e negando obolo alla Morte? Sarebbe mai arrivato alla chiusa cittadella in alto, la cittadella della suprema verità, della suprema menzogna?

Cristo? Savonarola? Ma no, ma no. Dentro la sua corazza forse altro Dürer non aveva messo che la vera morte, il vero diavolo: ed era la vita che si credeva in sé sicura: per quell’armatura, per quelle armi.

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“Perché non rinunciò a rinunciare?”

Così Borges ad introdurre le sue incredibili (credibilissime) riflessioni: “Schopenauer, De Quincey, Stevenson, Mauthner, Shaw, Chesterton, Léon Bloy, formano la cerchia eterogenea degli autori che continuamente rileggo. Nella fantasia cristologica intitolata Tre versioni di Giuda, credo di avvertire il remoto influsso dell’ultimo” [*].

Tre versioni di Giuda

“There seemed a certainty in degradation”.
T. E. Lawrence, Seven Pillors of Wisdom

Nell’Asia Minore o ad Alessandria, nel secolo II della nostra fede, quando Basilide annunciava che il cosmo è una temeraria o malvagia improvvisazione di angeli imperfetti, Nils Runeberg avrebbe diretto, con singolare passione intellettuale, una delle conventicole gnostiche. Dante gli avrebbe destinato, probabilmente, un sepolcro di fuoco; il suo nome arricchirebbe il catalogo degli eresiarchi minori, tra Satornice e Carpocrate; qualche frammento delle sue prediche, ornato d’ingiurie, durerebbe nell’apocrifo Liber adversus omnes haereses, o sarebbe perito quando l’incendio d’una biblioteca monastica divorò l’ultimo esemplare del Syntagma. Invece, Dio gli assegnò il secolo XX e la città universitaria di Lund. Qui, nel 1904, pubblicò la prima edizione di Kristus och Judas; e, nel 1909, la sua opera capitale Den hemlige Frälsaren (tradotta in tedesco da Emil Schering: Der heimliche Heiland, 1912).

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Europe’s Roma

“Such hopeful nibbles abound. But even an optimist would have to concede that Europe’s biggest social problem will persist for the lifetime of anyone reading this article, and probably far longer.”

Bottom of the heap

Jun 19th 2008 | BRUSSELS AND BUCHAREST
From The Economist print edition

The dismal lives and unhappy prospects of Europe’s biggest stateless minority

THE village of Vizuresti lies 35km (22 miles) from Bucharest and on the wrong side of the tracks. For the first few miles the road from the highway is paved, passing through a prosperous district with solid houses and well-tended fields. But once it crosses the railway, leading only to the Roma settlement, the tarmac stops. The way to Vizuresti is 20 minutes of deep potholes and ruts. Life for its 2,500 people, four-fifths of them Roma, is just as tough.

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Quando canta la rana, la pioggia non è lontana

I detti popolari, talvolta, valgon più di mille parole…

Una legge di Bolzano: «Le scuole diffondano le radici cristiane»

di Marisa Fumagalli, Corriere della Sera, 16 giugno 2008

BOLZANO - L’ Alto Adige, la scuola, il cristianesimo. E la rana di Kippenberger: cioè la «scandalosa» scultura (un anfibio verde inchiodato alla croce, con la lingua fuori e il boccale di birra nella mano destra), esposta al Museinon di Bolzano, che nelle scorse settimane ha suscitato clamore in città, facendo insorgere i cattolici più intransigenti, con il sostegno delle gerarchie ecclesiastiche e del presidente Luis Durnwaldner, impegnato a chiederne la rimozione. Sembra incredibile, eppure le polemiche attorno a questa opera dell’ artista tedesco hanno creato il clima favorevole affinché il Consiglio provinciale approvasse una legge scolastica (asili, elementari e medie inferiori) che, nell’ articolo 1 (comma C) introduce quel concetto rimasto fuori dalla Costituzione europea, nonostante le discussioni e le pressioni. Tra le politiche d’ indirizzo educativo, la Provincia di Bolzano ha inserito «la diffusione e il rafforzamento del pensiero e della cultura europea, fondata su radici cristiane».

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Mandarini di corte

Ohibò, iersera ho pensato che Abeona non ha ancora dedicato opportuno spazio nella sezione Medieval a don Gianni Baget Bozzo, cioè a dire l’alter ego curiale di Giuliano Ferrara. Presto fatto: apro a caso uno dei suoi mille articoli (così amabilmente ospitati dal Giornale) e il post è bello che realizzato.

Con il Pdl finisce l’era del laicismo

di Gianni Baget Bozzo, Il Giornale, 7 giugno 2008

Nessuna visita del presidente del Consiglio italiano ha avuto un rilievo in Vaticano come quello ottenuto da Silvio Berlusconi. L’Osservatore Romano ha riportato l’intervista a Radio Vaticana in cui Berlusconi ha delineato il programma del governo, che ha esposto al Papa come a qualcuno titolato ad ascoltarlo. Il Papa ha comunicato al presidente del Consiglio i problemi che interessano oggi la Chiesa italiana nei confronti della società e dello Stato. Si domanderà se così, con questa intimità istituzionale e politica, tra il Vaticano e Palazzo Chigi il Tevere sia stato fatto più stretto o più largo. Ma il fiume è rimasto dov’era, è l’Italia che si è fatta più stretta. L’emergenza in Italia, evocata in Europa e in America e resa evidente dal caso napoletano, si è imposta ai rapporti anche tra Chiesa e Stato come si era imposta ai partiti e all’elettorato.

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Desaparecidos

“Salvo qualche sporadica partenza dalla Tunisia e, per la nuova rotta che porta alla coste meridionali della Sardegna, dall’Algeria, i boat people partono dalla terra di Gheddafi. I trafficanti di esseri umani agiscono là. E hanno a disposizione una quantità immensa di materia prima…”

Cimitero mediterraneo

Giovanni Maria Bellu, La Repubblica, 17 giugno 2008

Quella di ieri non è “l’ultima strage”. La verità è che “l’ultima strage” non esiste. Ogni tanto accade che muoiano più persone tutte assieme. Ma la morte nel Mediterraneo è un fatto quotidiano, di routine. L’ennesimo SOS è arrivato poche ore fa agli uffici dell’Acnur, l’Alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati. C’era una barca in difficoltà in qualche punto del Mediterraneo. Uno dei passeggeri, un somalo, ha telefonato a un parente residente in Italia. E il parente ha chiamato l’Alto commissariato che, come sempre, ha girato la segnalazione alle autorità marittime. “Succede molto spesso”, dice la portavoce Laura Boldrini.

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Yin o yang?

Di fronte a cotanto azzeccagarbugliese (tipico idioma italico da secoli), posso solo dire che mi (ci) manca tremendamente Leonardo Sciascia.

“La chiameremo Andrea” ma i giudici dicono no

di Meo Ponte, La Repubblica, 16.06.08

TORINO - Andrea o Andreina? Saranno i giudici della Corte d’appello di Torino a decidere come si chiamerà la bimba nata il 23 novembre del 2007 a Rivalta, popoloso centro dell’hinterland torinese, mettendo così fine alla querelle giudirico-burocratica scatenatasi al momento dell’iscrizione della neonata all’anagrafe comunale. Sul nome della figlia, i genitori (Paolo C. e Alessandra D.) avevano un’idea ben precisa. Volevano infatti chiamarla Andrea. Il loro entusiasmo però era stato spento dall’ufficiale di stato civile che, pur registrando la piccola come Andrea, aveva spiegato loro che la legge italiana proibisce di dare ad una bimba un nome maschile e che avrebbe dovuto segnalare la loro decisione alla Procura della Repubblica di Torino.

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Sveglia!

Nell’articolo che propongo di seguito non si fa menzione alcuna della logica federalista (nel senso ovviamente amerikano…) che vorrei fosse alla base del processo di integrazione politica, economica, sociale, culturale del Vecchio Continente. Purtuttavia, mi pare si tratti comunque di un’utile riflessione sul sonno della memoria che l’Europa vive ormai da decenni.

La vera malattia

Franco Venturini, Corsera, 14.06.08

Se il referendum irlandese doveva giudicare la forza di un’ Europa da poco guarita, il meno che si possa dire è che la sentenza di condanna uscita dalle urne appare senza appello. Il trattato di Lisbona, orfano di una delle ventisette ratifiche necessarie, è tecnicamente morto. E un terzo popolo europeo, tra i pochissimi consultati negli ultimi anni, ha rimandato al mittente il confuso identikit di una Unione non amata.

Nessuno, beninteso, vorrà rassegnarsi. Ma far tornare gli irlandesi alle urne come avvenne nel 2001, rinegoziare il trattato di Lisbona, pregare Dublino di togliere il disturbo, tenersi il trattato di Nizza attualmente in vigore, sono tutte strade molto difficili da percorrere.

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C’era una volta un liberale, liberista e libertario…

Come dire: una tra le più disarmanti mutazioni genetiche degli ultimi decenni in Italia (ovvero il teatro dell’assurdo). Leggere la seguente succosa dichiarazione del novello portavoce della rottamanda Forza Italia per credere:

Capezzone: Il prestito ponte è l’unica condizione per risanare e privatizzare Alitalia

“L’iniziativa dell’Unione Europea, largamente attesa e prevista, non deve destare allarme. Non e’ un’azione o il preannuncio di un’azione dinanzi alla Corte di giustizia: e’ solo una iniziativa che chiede conto al Governo italiano del prestito ponte”. Lo ha affermato il portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone, nel giorno che ha visto il via libera dell’Aula della Camera al decreto legge sull’Alitalia che contiene il prestito da 300 milioni (erogato dal governo Prodi), la sua trasformazione in patrimonio e le nuove regole per la privatizzazione (varate successivamente dal governo Berlusconi). “A questo punto - ha sottolineato Capezzone -  molti scenari possono soddisfare la richiesta dell’Ue, evitando cosi’ l’apertura di qualsiasi inchiesta ufficiale: ad esempio, l’advisor scelto dal Governo (Banca Intesa) potrebbe proporre all’Esecutivo i nomi dei nuovi investitori, consentendo cosi’ al Governo di rassicurare Bruxelles sul fatto che il prestito sara’ restituito. Ma il punto fondamentale e’ che il prestito ponte e’ la condizione, e’ lo strumento per ripartire e risanare l’azienda (privatizzandola): e sara’ proprio questa la risposta migliore che l’Italia potra’ fornire anche in sede internazionale”.

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“Mai più donne mutilate” l’Egitto vieta l’infibulazione

Articolo tratto da Repubblica, 10 giugno 2008:

“Mai più donne mutilate” l’Egitto vieta l’infibulazione

di Francesca Caferri

Le mutilazioni genitali femminili in Egitto sono reato: lo stabilisce una legge approvata sabato dal Parlamento, allargando il provvedimento dello scorso anno che già vietava la pratica negli ospedali e nelle cliniche private del paese.

La nuova legge è parte di un pacchetto di provvedimenti per l’infanzia che fra l’altro innalza l’età minima per contrarre matrimonio da 16 a 18 anni e consente alle madri di registrare i figli sotto il proprio nome. Arriva dopo una lunga battaglia che in Parlamento ha visto i rappresentanti dei Fratelli musulmani - che sono il maggiore gruppo di opposizione ma risultano registrati come indipendenti - battersi contro il governo: secondo il partito islamico le nuove norme “minano i fondamenti della famiglia egiziana”.

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“On the Use and Abuse of History for Life”

“Earlier in his presidency, Bush shrugged off questions about his long-term legacy. When Washington Post reporter Bob Woodward asked him in December 2003 how history would judge the Iraq war, Bush responded: «History. We don’t know. We’ll all be dead.»

Citing History, Bush Suggests His Policies Will One Day Be Vindicated

By Dan Eggen, Washington Post Staff Writer
Monday, June 9, 2008; A03

Meet George W. Bush, time traveler.

He’s in Poland in 1939 as Nazi tanks advance on Warsaw, then flying with his Navy-pilot father to battle imperial Japan. He’s alongside Abraham Lincoln during the Civil War, William McKinley on his deathbed and Franklin D. Roosevelt on D-Day. He lingers with Harry S. Truman, another U.S. president deeply unpopular in his time.

President Bush leaps forward as well, envisioning a distant future in which Iraq is a tranquil democracy, Palestinians live peaceably alongside Israelis and terrorism is a tactic of the past.

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Paris Chooses Tower by Jean Nouvel for La Défense

Published: May 28, 2008

The French architect Jean Nouvel has been selected to design a high-rise building that will strikingly alter the skyline in La Défense business district on the outskirts of Paris, officials announced on Tuesday. His project was chosen from among those of five finalists, among them Norman Foster and Daniel Libeskind. The building, dubbed the Signal Tower, is part of an ambitious plan to revitalize La Défense that was conceived in 2006 when Nicolas Sarkozy, who is now France’s president, led a public body dedicated to that goal. Patrick Devedjian, who succeeded him, said the tower would be the “most important architectural act since the Eiffel Tower.” Comprising four segments that resemble stacked cubes, the tower will have apartments on the upper floors, as well as a hotel, offices and a business plaza. (Above, an artist’s rendering of an interior view, and, right, of the tower, shown with the Grande Arche.) It is to be completed by 2015. Mr. Nouvel, who captured the Pritzker Prize, architecture’s top honor, this year, also designed the Quai Branly Museum in Paris, which opened in 2006, and is at work on a satellite of the Louvre Museum in Abu Dhabi in the United Arab Emirates.

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