“In questi frangenti è urgente che le democrazie liberali diano chiari segnali di essere al fianco dell’opposizione contro la repressione e la politica ingannevole delle autorità iraniane. Il timore di essere accusati di interventismo nasconde soltanto una paura ancora più grande, quella di dover fare di più. Ma se il mondo si accontenterà di restare a guardare, quello che si vedrà sarà un bagno di sangue e un regime ancor più radicale e minaccioso. I nostri sguardi, per quanto a noi potessero sembrare minacciosi, non hanno mai impressionato i capi iraniani. Dovremmo averlo capito dopo trent’anni di khomeinismo”.
L’Iran e il mondo che resta a guardare
di José Maria Aznar
Il Messaggero, lunedì 6 luglio 2009
L’Iran non è una nazione qualsiasi. Erede dell’impero persiano all’interno di un mondo arabo del quale si sente superiore. Di maggioranza sciita in una galassia islamica di egemonia sunnita e per questo profondamente disprezzato da vicini che lo considerano un’interpretazione eretica del Corano. Islamico e islamizzante da quando, nel 1979, l’ayatollah Ruhollah Khomeini si impadronì del potere dando al Paese un’impronta messianica ed espansionista, nell’assoluta convinzione che la lettura fondamentalista dell’Islam non solo fosse quella giusta, ma che dovesse anche imperare in tutto il mondo, e rivoluzionaria, poiché le sue ambizioni trascendevano di gran lunga i confini regionali ponendosi come una sfida all’ordine internazionale costituito e alla supremazia occidentale e nordamericana.
E’ molto importante tenere a mente queste considerazioni al momento di giudicare i comportamenti interni e internazionali dei dirigenti iraniani, a cominciare da Khomeini fino a quelli attuali. Il khomeinismo, in buona sostanza, è lo spirito rivoluzionario islamico sia sul fronte interno, vedasi la rigida applicazione della sharia, che su quello internazionale, attraverso l’esportazione della rivoluzione islamica, più vivo che mai a trent’anni dalla rivoluzione del 1979 e a venti dalla morte dello stesso Khomeini.


Obama and Democracy
Paolo Ferrero negli studi del CorriereTv

La voce della partenza di Berardo si sparse subito e destò meraviglia, benché un cafone che vive a giornata non abbia nessun obbligo di restare nel suo paese, neppure quando il lavoro è più intenso, se altrove può avere una paga superiore. Ma grande fu la nostra meraviglia nel vedere, la sera stessa, Berardo tornare a Fontamara.




