Il tacchino deduttivista

“Arrivati in Sicilia l’hanno consegnato al sindaco di Salemi e chiuso nella casa dei mentecatti. Costui di tutto il processo d’unificazione è stato il perdente assoluto (…)

“Così va il mondo, anche se è doloroso comprenderlo (…) Eroe del ridicolo. D’altronde i Mille sono una cifra tonda, epica, «Salve o falange di gagliardi, o Mille guerrieri venturosi», scrive Garibaldi nel suo Poema autobiografico; che numero avrebbe mai potuto essere milleuno se non un numero che guastava l’epica e la rendeva fiaba? (…) in questa sua irriducibile nullità, in questa sua comica inesistenza, quel garibaldino io dico che giganteggia. Bisognerebbe fargli un monumento, però a rovescio: un enorme piedistallo di marmo che spiaccica sotto di sé un piccolo individuo in bronzo come se fosse di pasta sfoglia: Al milleunesimo ignoto la patria matrigna pose”.

 Il milleunesimo garibaldino

Ho sentito dire che è l’anniversario dell’Unità d’Italia, anzi ho sentito dire che finalmente l’anniversario è finito e tutti si sono sfogati, per cui da dire ci sarebbe rimasto poco; e su quel poco sarebbe meglio soprassedere, casomai tenerlo per il duecento cinquantenario.

Però c’è un piccolo fatto che riguarda l’Unità d’Italia che nessuno ha notato o ha voluto notare; e più precisamente il piccolo fatto è accaduto durante l’impresa dei Mille, bellissima avventura sotto ogni aspetto; ma c’era uno dei mille, forse il milleunesimo, che non la pensava così. Non è un fatto che m’invento: prendete Abba (Cesare Abba, Da Quarto al Volturno, straordinario diario della spedizione), le due navi sono salpate da poco da Genova, l’impresa è appena cominciata, quando si sente gridare: «Un uomo in mare!».

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Chi cerca trova?

“Altri fisici si entusiasmarono all’annuncio della massa di 140 GeV perché avrebbe dato credito alla possibilità che il nostro universo sia solo una piccolissima parte di una struttura gigantesca, detta multiverso, che include infiniti mondi paralleli. Mi è stato raccontato che, nell’apprendere la notizia, due illustri fautori della teoria del multiverso si sono messi a ballare abbracciati nel corridoio del dipartimento di fisica dell’Università di Stanford. Se si scoprisse invece che la massa del bosone di Higgs è circa 120 GeV, ci sarebbero ragioni per supporre che l’universo attuale si trovi in una situazione instabile, un po’ come se vivesse sull’orlo di un burrone (…) Questa prospettiva darebbe a Woody Allen una ragione di più per ricorrere al suo psicanalista.”

Il bosone di Higgs alle corde

Nel romanzo La promessa lo scrittore svizzero Friedrich Dürrenmatt racconta la storia di un ispettore di polizia che, ossessionato dall’idea di scoprire il colpevole di un delitto raccapricciante, abbandona tutto e sacrifica la sua intera esistenza per perseguire una sua azzardata teoria e per arrivare alla verità. Allo stesso modo i fisici delle particelle da quasi cinquant’anni inseguono un’ipotesi teorica e costruiscono complesse apparecchiature sperimentali per arrivare alla verità. Qui non si tratta di un delitto, ma di capire come la natura riesce a mascherare una delle simmetrie che regolano il comportamento delle forze fondamentali agenti nel nostro universo. Sto parlando della simmetria elettrodebole, la simmetria che detta legge su moltissimi fenomeni naturali, tra cui i processi di combustione di idrogeno in elio che permettono al sole di brillare e che dunque sono all’origine della vita sulla terra.

Il fatto curioso della simmetria elettrodebole è che essa appare evidente in alcuni fenomeni e sembra assente in altri. La natura ha deciso di mascherare l’esistenza di questa simmetria. È un po’ come nel caso del Partenone: visto da lontano sembra perfettamente simmetrico eppure, se lo osserviamo con attenzione, ci accorgiamo che non è così. L’incurvatura parabolica dello stilobate e il rigonfiamento delle colonne nell’entasis servono a correggere l’illusione ottica che ci fa vedere come concave delle rette parallele intersecate da segmenti. Il Partenone ci sembra più simmetrico di quello che è. La forza elettrodebole, invece, è più simmetrica di quel che sembra.

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Grazie Signore Grazie

Dai, tutti insieme: Grazie eminenza della concessione…

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Remarks in Recognition of International Human Rights Day

Vi invito ad investire 30 minuti… La trascrizione è disponibile qui: http://www.state.gov/secretary/rm/2011/12/178368.htm. I sottotitoli sono disponibili premendo il pulsante “CC”.

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“The Rise and Growth of a Sect Call’d Free-Thinkers”

“Il pensiero libertario non violento e il liberalismo radicale hanno come capostipite il primissimo volume Liberilibri, un best seller del libertinismo preilluminista, che non era mai stato pubblicato prima in italiano. Si tratta del Discorso sul libero pensiero di Anthony Collins, uscito anonimo nel 1713…”

Libertà a tutto campo

di Armando Massarenti, Il Sole 24 Ore, 4 dicembre 2011

Se pensiamo di uscire da questo ventennio di pseudo seconda repubblica – nata sotto gli auspici della rivoluzione liberale e via via trasformatasi nel suo esatto contrario – imboccando la via del moralismo o, per dirla con Vilfredo Pareto, abbracciando Il mito virtuista, siamo destinati a fare ben poca strada. Non faremo altro che continuare a calpestare le nostre libertà – economiche, culturali, civili, morali, religiose – nel nome di una presunta igiene mentale e morale che si traduce in un’etica assolutista da imporre a tutti per legge, che nega le differenze tra gli individui e la pluralità dei valori e delle visioni del bene. Meglio scommettere sul fatto che gli italiani sono già più liberi e maturi di quanto non ci è sembrato di vedere in questi anni. E che se non lo sono, tanto peggio per loro. Non saranno certo il moralismo e il “virtuismo” a renderli cittadini migliori, mentre una sana immersione nel meglio della cultura liberale, libertaria e liberista potrà aiutarli a chiarirsi le idee e a essere più coerenti nel difendere le proprie libertà.

Un ottimo esercizio lo offre proprio Pareto con Il mito virtuista e La letteratura immorale, che esce a un secolo dalla sua prima pubblicazione in francese come centesimo titolo della collana Oche del Campidoglio della benemerita casa editrice di Macerata Liberilibri, fondata da Aldo Canovari vent’anni fa (ma tutto cominciò in realtà 5 anni prima, come ha sottolineato Alberto Mingardi conferendogli il Premio Bruno Leoni). Leggi il seguito di questo post »

Rai Diseducational

AD 1211

Dal Corriere della Sera

IL CASO – LA REPLICA DALLO STAFF DI BALDUZZI: NON CI RISULTANO DISPOSIZIONI IN MATERIA
La Rai nel giorno dell’Aids:
non dite «profilattico»
Email interna: è la linea del ministero della Salute (!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!, ndLGI)
ROMA - La parola profilattico nell’Italia del 2011 è ancora un tabù. Almeno lo è per la Rai e per il ministero della Salute, che da pochi giorni è guidato da Renato Balduzzi. Non bisogna pronunciarla nemmeno in occasione della giornata mondiale contro l’Aids. Che è stata celebrata ieri, con una serie di trasmissioni su Radio 1. Ebbene, i conduttori e le redazioni dei programmi coinvolti nell’iniziativa, mercoledì scorso, hanno ricevuto un’email che lasciava adito a pochi dubbi: «Carissimi, segnalo che nelle ultime ore il ministero ha ribadito che in nessun intervento deve essere nominato esplicitamente il profilattico; bisogna limitarsi al concetto generico di prevenzione nei comportamenti sessuali e alla necessità di sottoporsi al test Hiv in caso di potenziale rischio. Se potete, sottolineate questo concetto». Leggi il seguito di questo post »

The Mouse Trap

Un lunghissimo, ma interessantissimo articolo da Slate (via Not Exactly Rocket Science) sull’utilità, i dubbi e le possibili questioni metodologiche circa l’uso di modelli animali nella ricerca biomedica:

The Mouse Trap

By |Posted Tuesday, Nov. 15, 2011, at 8:00 PM ET

Part I: The Mouse Trap: The dangers of using one lab animal to study every disease.

Mark Mattson knows a lot about mice and rats. He’s fed them; he’s bred them; he’s cut their heads open with a scalpel. Over a brilliant 25-year career in neuroscience—one that’s made him a Laboratory Chief at the National Institute on Aging, a professor of neuroscience at Johns Hopkins, a consultant to Alzheimer’s nonprofits, and a leading scholar of degenerative brain conditions—Mattson has completed more than 500 original, peer-reviewed studies, using something on the order of 20,000 laboratory rodents. He’s investigated the progression and prevention of age-related diseases in rats and mice of every kind: black ones and brown ones; agoutis and albinos; juveniles and adults; males and females. Still, he never quite noticed how fat they were—how bloated and sedentary and sickly—until a Tuesday afternoon in February 2007. That’s the day it occurred to him, while giving a lecture at Emory University in Atlanta, that his animals were nothing less (and nothing more) than lazy little butterballs. His animals and everyone else’s, too.

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Silicon London

Watch out, Silicon Valley – Silicon Roundabout is the new kid in town

Hi-tech companies are springing up every week in London but more must be done to make the UK a powerhouse of innovation

Dan Crow

How technology firms have sprung up around 'Silicon Roundabout' in Shoreditch, London

How technology firms have sprung up around ‘Silicon Roundabout’, otherwise known as Old Street Roundabout, in Shoreditch, London. Photograph: Tech City Leggi il seguito di questo post »

Come uscire da Utopia

“«Devo moltissimo ai colleghi stranieri che mi prestarono aiuto fra il 1968 e il ’69, nel momento in cui venni cacciato dall’Università». A Baczko era stata tolta perfino la scrivania dello studio, gli era stato tagliato il telefono di casa. Gomulka in persona, in un discorso ufficiale, aveva additato in lui e in quelli come lui i cattivi maestri che demoralizzavano la gioventù… «Parlando con lei, italiano e insegnante a Torino, voglio ricordare uno dei colleghi stranieri che più mi furono vicini, aggirando i controlli per farmi sentire la loro presenza, offrendomi posti da visiting professor, e quant’altro: Franco Venturi, il grande storico dei Lumi».”

I miei Lumi nel buio del ’900

di Sergio Luzzatto, Domenica del Sole 24 Ore, 13 novembre 2011

Bronislaw Baczko è una persona schiva, e non ama parlare di sé. A ottantasette anni, vive solo con un cagnetto dal nome romanzesco ‐ Athos ‐ al tredicesimo piano di un enorme palazzo della periferia ginevrina. Si prepara oggi alla cerimonia di consegna dei premi Balzan, che avrà luogo a Berna il 18 novembre; ma, confessa, non sapeva neppure di essere candidato a uno dei quattro riconoscimenti di quest’anno, 750.000 franchi svizzeri (oltre 600.000 euro) per studi sull’Illuminismo. «Prima di darmi la notizia, la persona al telefono mi ha raccomandato di sedermi comodo… ».

Nato a Varsavia nel 1924, Baczko vive a Ginevra dall’inizio degli anni Settanta. Ha lungamente insegnato storia moderna alla facoltà di Lettere, formando con il docente di letteratura francese, Jean Starobinski, una formidabile accoppiata di specialisti del Settecento. A cavallo del 1960, entrambi avevano scritto volumi fondamentali sul più illustre citoyen de Genève, Jean-Jacques Rousseau. Gli studi di Baczko si sono poi allargati ad altre dimensioni della cultura politica settecentesca. Alla fine degli anni Settanta fece scalpore un suo libro sulle utopie, prima di quelli dedicati alla storia della Rivoluzione francese. In Italia è stato tradotto da editori piccoli e grandi, Einaudi, Feltrinelli, Donzelli, manifestolibri.

Mentre beve un succo di frutta ed elargisce arachidi ad Athos, il professor Baczko accetta di raccontare qualcosa del suo percorso intellettuale: della sua strada verso e attraverso i Lumi. La memoria di questo piccolo grande vecchio è impressionante, infallibile; si capisce che potrebbe dire molto di più, e che lo frena una discrezione a tutta prova. Leggi il seguito di questo post »

Surf or Turf

L’unica riflessione che mi viene in mente in merito alle vicende politiche italiche è che abbiamo definitivamente dato prova di quanto sia legittimabile, in questo Paese, sottrarsi alla responsabilità politica. E c’è pure chi scende in piazza a festeggiare. In pratica, questi (e quelli) ci hanno dimostrato che possono tranquillamente nongovernare, parlare del nulla, recitare uno spettacolo di wrestling con tanto di tifosi al seguito, mandare un Paese in malora, perché tanto, una volta raggiunto il punto di non ritorno, si può sempre fare affidamento sul supereroe di turno che fa la sua supermanovra austera, riporta i conti a posto e al prossimo giro…punto e a capo. E intanto c’è chi festeggia e chi rosica, ma sempre e solo per fedeltà al proprio The Undertaker. Che tristezza.

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